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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance

FAQ D.Lgs 231/2001 e Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

Il Modello Organizzativo ex D.Lgs 231/2001 e i reati presupposto in materia di salute e sicurezza sul lavoro: responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, organismo di vigilanza e interazione con il D.Lgs 81/08

1Cos’è il D.Lgs 231/2001 e quando si applica?

Il D.Lgs 8 giugno 2001 n. 231 ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti (società di capitali, enti pubblici economici, associazioni con o senza personalità giuridica) per una serie di reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio da soggetti apicali o subordinati. Prima di questa norma vigeva in Italia il principio "societas delinquere non potest": solo le persone fisiche potevano essere perseguite penalmente. Il decreto si applica a tutte le persone giuridiche con sede legale in Italia, indipendentemente dalla dimensione, dal settore o dalla nazionalità del capitale. Le persone fisiche (ditte individuali, professionisti) restano escluse dall’ambito soggettivo. L’ente può essere esonerato dalla responsabilità se dimostra di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi.

2Quali reati in materia di sicurezza sul lavoro sono "reati presupposto" ai sensi del D.Lgs 231/2001?

L’art. 25-septies del D.Lgs 231/2001, introdotto dalla L. 123/2007 e modificato dal D.Lgs 81/08, individua come reati presupposto in materia di salute e sicurezza sul lavoro: l’omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art. 589, co. 2, c.p.) e le lesioni personali colpose gravi o gravissime commesse con le stesse violazioni (art. 590, co. 3, c.p.). Occorre quindi che l’evento lesivo (morte o lesioni gravi/gravissime) sia la conseguenza della violazione di una norma prevenzionistica: non ogni infortunio sul lavoro genera responsabilità 231, ma solo quello in cui si accerta la violazione di una norma di sicurezza e il nesso causale con l’evento. È importante sottolineare che la responsabilità dell’ente si affianca — e non sostituisce — quella penale della persona fisica (datore di lavoro, dirigente, preposto) che ha commesso materialmente il reato.

3Cosa deve contenere il Modello Organizzativo 231 nella "parte speciale sicurezza"?

Il MOG 231, per la parte speciale dedicata ai reati di omicidio colposo e lesioni colpose ex art. 25-septies, deve contenere: la mappatura dei processi aziendali a rischio (attività con potenziale esposizione a infortuni gravi), l’identificazione dei protocolli di decisione e attuazione in materia di sicurezza, le procedure specifiche per garantire il rispetto del D.Lgs 81/08 (valutazione dei rischi, formazione, sorveglianza sanitaria, uso dei DPI), i meccanismi di controllo sull’attuazione del modello e i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza. La parte speciale sicurezza non è un documento autonomo ma deve integrarsi con il sistema di gestione della sicurezza (SGSL) e con il DVR: i protocolli del MOG rimandano alle procedure del SGSL e alle misure preventive individuate nel DVR. Secondo le indicazioni delle linee guida di Confindustria e di altri organismi di categoria, la parte speciale deve essere aggiornata ogni volta che si verificano modifiche organizzative, tecnologiche o normative rilevanti.

4Cos’è l’Organismo di Vigilanza (OdV) e chi può farne parte?

L’Organismo di Vigilanza (OdV) è l’organo previsto dall’art. 6 del D.Lgs 231/2001 con il compito di vigilare sul funzionamento, l’osservanza e l’aggiornamento del MOG. Perché il modello sia esimente della responsabilità, l’OdV deve possedere tre caratteristiche fondamentali: autonomia e indipendenza dall’organo dirigente, professionalità adeguata (competenze giuridiche, contabili, gestionali, in materia di sicurezza) e continuità d’azione. Nelle società di grandi dimensioni l’OdV è tipicamente un organo collegiale composto da tre o cinque membri: un avvocato esperto in diritto penale d’impresa, un consulente aziendale o revisore, un esperto di sicurezza sul lavoro (RSPP o consulente 231 safety). Nelle PMI la legge (art. 6, co. 4) consente che le funzioni dell’OdV siano svolte dall’organo dirigente stesso (consiglio di amministrazione), tranne per le società quotate. Il Collegio Sindacale può assumere il ruolo di OdV nelle società in cui è presente. L’OdV non deve essere confuso con il RSPP: svolge una funzione di supervisione e controllo, non di operativa di sicurezza.

5Come si integrano il MOG 231 e il sistema di gestione della sicurezza previsto dall’art. 30 del D.Lgs 81/08?

L’art. 30 del D.Lgs 81/08 prevede che il MOG, per avere efficacia esimente rispetto alla responsabilità amministrativa ex D.Lgs 231/2001, debba assicurare un sistema aziendale che assolva agli obblighi di legge in materia di SSL: rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge, valutazione dei rischi e documentazione (DVR, DUVRI), sorveglianza sanitaria, formazione e informazione, verifiche di efficacia delle misure preventive, acquisizione delle documentazioni obbligatorie, gestione degli appalti. Il modello deve prevedere idonei sistemi di registrazione e un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio. In sostanza, il SGSL (ad esempio conforme alle BS OHSAS 18001 o alle norme UNI EN ISO 45001) costituisce la "spina dorsale" operativa, mentre il MOG 231 aggiunge il presidio giuridico-organizzativo di controllo e la funzione dell’OdV.

6Il sistema di gestione della sicurezza (SGSL) esonera l’ente dalla responsabilità 231?

Non automaticamente. L’art. 30, co. 5, del D.Lgs 81/08 prevede che i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL del 28 settembre 2001 o alle BS OHSAS 18001:2007 (oggi ISO 45001:2018) si presumano conformi ai requisiti dell’art. 30 per le parti corrispondenti. Questa presunzione di conformità non è assoluta ma relativa: l’ente deve comunque dimostrare che il modello è stato attuato efficacemente e non solo adottato formalmente. Una certificazione ISO 45001 è un forte indizio di conformità, ma la giurisprudenza ha più volte ribadito che l’esistenza di un SGSL certificato non esclude automaticamente la responsabilità 231 se in concreto le procedure non erano rispettate, l’OdV non era attivo o i flussi informativi erano carenti. Il SGSL deve essere "vivente", ovvero concretamente applicato, verificato e aggiornato.

7Qual è la differenza tra MOG 231 e sistema di gestione della sicurezza (SGSL)?

Il SGSL (Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro) è un insieme strutturato di politiche, procedure e prassi operative finalizzato a gestire i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori in conformità al D.Lgs 81/08: comprende la valutazione dei rischi, la pianificazione delle misure preventive, la formazione, la sorveglianza sanitaria e il miglioramento continuo. Il MOG 231 è invece lo strumento giuridico-organizzativo previsto dal D.Lgs 231/2001 per prevenire la commissione dei reati presupposto e per esimere l’ente dalla responsabilità amministrativa: include il codice etico, le parti speciali per ciascuna categoria di reato, il sistema disciplinare e l’OdV. I due sistemi sono distinti ma complementari: nella parte speciale sicurezza del MOG 231 si richiama e integra il SGSL, che ne costituisce il contenuto tecnico-operativo. Un ente può avere un SGSL certificato senza avere un MOG 231 e viceversa, ma la combinazione di entrambi è la soluzione ottimale per la tutela dell’ente e dei lavoratori.

8Quali sanzioni può subire una società condannata ai sensi del D.Lgs 231/2001 per reati di sicurezza?

Le sanzioni previste dall’art. 25-septies del D.Lgs 231/2001 sono di varia natura e possono cumularsi. Per l’omicidio colposo (art. 589, co. 2, c.p.) la sanzione pecuniaria va da 1.000 a 2.000 quote; per le lesioni colpose gravi o gravissime (art. 590, co. 3, c.p.) da 250 a 1.000 quote. Il valore di ogni "quota" è fissato dal giudice tra 258 e 1.549 euro, pertanto le sanzioni pecuniarie massime possono superare i 3 milioni di euro. Oltre alle sanzioni pecuniarie possono essere applicate sanzioni interdittive (artt. 9-16 D.Lgs 231/2001): interdizione dall’esercizio dell’attività, sospensione o revoca di autorizzazioni/licenze, esclusione da appalti pubblici, divieto di pubblicizzare beni e servizi. La durata delle sanzioni interdittive va da tre mesi a due anni. Il giudice può disporre anche la confisca del profitto del reato e la pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva o di condanna definitiva, le sanzioni interdittive possono diventare definitive.

9Quali imprese sono obbligate ad adottare il MOG 231?

Il D.Lgs 231/2001 non prevede un obbligo di adottare il MOG: la sua adozione è facoltativa ma fortemente consigliata, in quanto costituisce l’unico strumento che consente all’ente di essere esonerato dalla responsabilità amministrativa in caso di reato commesso da un soggetto apicale o subordinato. Le persone giuridiche soggette al decreto sono: società di capitali (spa, srl, sapa), società di persone, enti pubblici economici, fondazioni, associazioni (anche non riconosciute), cooperative. Sono invece escluse: le persone fisiche (ditte individuali, professionisti), lo Stato, gli enti pubblici territoriali (Regioni, Comuni) e gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. In pratica, qualunque azienda organizzata in forma societaria — indipendentemente dalle dimensioni — potrebbe essere coinvolta in un procedimento 231 a seguito di un infortunio grave o mortale. Per le PMI la Confindustria e le associazioni di categoria hanno elaborato linee guida semplificate che riducono i costi di implementazione.

10La certificazione ISO 45001 può essere utilizzata come elemento del MOG 231?

Sì. L’art. 30, co. 5, del D.Lgs 81/08 stabilisce che i sistemi di gestione conformi alla norma BS OHSAS 18001 (oggi sostituita da ISO 45001:2018) si presumono conformi ai requisiti dell’art. 30 per le parti corrispondenti, e tale conformità rileva ai fini del D.Lgs 231/2001. In sede giudiziale, la certificazione ISO 45001 da parte di un organismo accreditato Accredia è un elemento probatorio rilevante per dimostrare che l’ente aveva adottato un sistema di gestione idoneo a prevenire il reato. Tuttavia la sola certificazione non è sufficiente: l’ente deve dimostrare anche l’effettiva attuazione del sistema (audit interni, azioni correttive, verbali OdV, registrazioni delle attività di sorveglianza). I tribunali italiani hanno valorizzato la ISO 45001 come elemento del giudizio sull’efficacia del MOG, ma hanno anche escluso l’esenzione quando la certificazione era formale e il sistema non era realmente integrato nella vita aziendale.

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