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FAQ Lavoratori Stranieri, Distaccati e Rider — Formazione e Tutele

Formazione dei lavoratori stranieri (comprensione della lingua, art. 37 comma 13), distacco internazionale e tutele D.Lgs 81/08 per rider e lavoratori delle piattaforme digitali.

1Cosa prevede la legge sulla lingua nella formazione dei lavoratori stranieri?

L’art. 37, comma 13, del D.Lgs 81/08 stabilisce che il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le conoscenze e competenze necessarie in materia di salute e sicurezza. La norma precisa inoltre che, qualora la formazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo. La comprensione della lingua non è quindi un dettaglio formale, ma una condizione di efficacia e di validità sostanziale della formazione.

2Come si verifica la comprensione della lingua prima del corso?

La verifica della comprensione linguistica va effettuata prima dell’avvio della formazione e può essere svolta con strumenti adeguati al contesto, come un colloquio preliminare, un test di livello linguistico o l’osservazione delle capacità comunicative del lavoratore. L’obiettivo è accertare che il lavoratore sia in grado di seguire e comprendere i contenuti nella lingua veicolare prescelta. L’esito della verifica è opportuno che sia documentato, così da poter dimostrare di aver adottato una modalità formativa effettivamente comprensibile e di aver assolto correttamente l’obbligo previsto dalla norma.

3In che modo si può erogare la formazione se il lavoratore non comprende l’italiano?

Quando il lavoratore non padroneggia sufficientemente l’italiano, il datore di lavoro deve adottare modalità che garantiscano comunque la comprensione: erogazione del corso in una lingua conosciuta dal lavoratore, ricorso a un mediatore linguistico-culturale o a un interprete durante le lezioni, utilizzo di materiali didattici tradotti e di supporti visivi (immagini, pittogrammi, video) che facilitino l’apprendimento. La scelta della modalità dipende dal livello linguistico accertato e dal tipo di rischi da affrontare. L’importante è che il risultato sia una formazione realmente compresa e non una mera erogazione formale.

4Come si verifica l’apprendimento dei lavoratori stranieri?

Al termine del percorso è necessaria una verifica dell’apprendimento, come per qualsiasi lavoratore, da realizzare con modalità adeguate alle competenze linguistiche del lavoratore straniero: test scritti tradotti o semplificati, colloqui orali, prove pratiche e dimostrazioni operative che consentano di valutare l’effettiva acquisizione delle conoscenze e delle abilità. Le prove pratiche sono particolarmente utili perché riducono la dipendenza dalla padronanza linguistica. La verifica dell’apprendimento deve essere documentata e costituisce la prova che la formazione ha raggiunto il suo scopo, ossia rendere il lavoratore consapevole dei rischi e capace di operare in sicurezza.

5Cosa rischia il datore di lavoro che non garantisce la comprensione della formazione?

Una formazione erogata in una lingua non compresa dal lavoratore può essere considerata non valida sotto il profilo sostanziale, perché non idonea a trasferire le conoscenze richieste dall’art. 37 del D.Lgs 81/08. In tal caso il datore di lavoro è esposto alle stesse conseguenze della formazione omessa o carente, con possibili sanzioni e, in caso di infortunio, un aggravamento della responsabilità penale e civile. La giurisprudenza valorizza l’effettività della formazione: non basta consegnare attestati, occorre dimostrare che il lavoratore ha realmente compreso i contenuti, condizione resa ancora più stringente per i lavoratori stranieri.

6Gli obblighi sulla lingua valgono anche per la formazione in e-learning?

Sì. Anche quando la formazione viene erogata in modalità e-learning gli obblighi di comprensibilità dei contenuti e di verifica della conoscenza della lingua restano pienamente applicabili. Per i lavoratori stranieri ciò significa mettere a disposizione, ove necessario, piattaforme e materiali in lingua comprensibile, supporti multimediali e visivi e, comunque, garantire un sistema di assistenza e di verifica dell’apprendimento adeguato. Va inoltre ricordato che le parti pratiche e l’addestramento, non sostituibili dall’e-learning, devono essere svolti in presenza con modalità che assicurino la piena comprensione da parte del lavoratore.

7Ai lavoratori in distacco internazionale si applica la normativa di sicurezza italiana o quella del Paese ospitante?

Per i lavoratori in distacco in entrata (inviati da un’impresa estera verso l’Italia) si applica il D.Lgs 81/08 in forza del principio di territorialità e del D.Lgs 136/2016 (che recepisce la Direttiva 96/71/CE). Per i lavoratori italiani inviati all’estero si applica la normativa del Paese di destinazione, fatto salvo quanto previsto da accordi bilaterali. Il datore di lavoro distaccante rimane responsabile degli obblighi di formazione (art. 37) e di sorveglianza sanitaria prima della partenza, documentando i corsi svolti. In caso di distacco infracomunitario, il Regolamento UE 883/2004 disciplina il regime previdenziale, distinto da quello della sicurezza sul lavoro che segue il luogo di prestazione.

8Le norme del D.Lgs 81/08 si applicano anche alle startup innovative con uffici in spazi di co-working?

Sì. La qualifica di «startup innovativa» ai sensi del D.L. 179/2012 non comporta deroghe alla normativa sulla sicurezza sul lavoro. Se la startup ha dipendenti, il fondatore è datore di lavoro ed è tenuto a redigere il DVR (art. 28), nominare l’RSPP (art. 17) e formare i lavoratori (art. 37). Negli spazi di co-working il gestore risponde della sicurezza degli ambienti comuni, mentre ogni azienda ospite rimane responsabile per i propri lavoratori. I rischi da valutare includono l’uso prolungato di videoterminali (Titolo VII D.Lgs 81/08), il microclima degli ambienti condivisi e, ove applicabile, i rischi da movimentazione manuale.

9I rider e i lavoratori di piattaforme digitali (food delivery, logistica on-demand) hanno diritto alla tutela D.Lgs 81/08?

Sì, con un regime articolato in base alla qualificazione del rapporto. Il D.Lgs 81/08 si applica integralmente quando il rapporto è qualificato come subordinato. Per le collaborazioni etero-organizzate ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs 81/2015, la L. 128/2019 («decreto riders») ha esteso specifiche tutele di sicurezza, imponendo alle piattaforme di garantire copertura assicurativa INAIL e dotazioni di sicurezza individuali (casco, indumenti ad alta visibilità). I lavoratori autonomi occasionali non rientrano nell’ambito applicativo diretto del D.Lgs 81/08 ma godono delle facoltà di tutela previste dall’art. 21, tra cui la possibilità di beneficiare dell’assicurazione INAIL volontaria.

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