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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance

FAQ Rischio Chimico e Cancerogeno — Agenti Pericolosi

Guida alla protezione dei lavoratori esposti ad agenti chimici, cancerogeni e mutageni secondo i Titoli IX del D.Lgs 81/08: valutazione del rischio, valori limite di esposizione, principio di sostituzione e sorveglianza sanitaria

1Come si distingue il rischio chimico dal rischio cancerogeno?

Il D.Lgs 81/08 disciplina entrambi nel Titolo IX ma con capi distinti: il Capo I (artt. 221 e seguenti) riguarda la protezione da agenti chimici pericolosi in genere, mentre il Capo II (artt. 233 e seguenti) detta una disciplina più rigorosa per gli agenti cancerogeni e mutageni, cioè le sostanze e miscele classificate come cancerogene o mutagene di categoria 1A o 1B, le sostanze indicate nell’allegato XLII e quelle liberate da processi elencati nello stesso allegato. Per i cancerogeni e mutageni l’obiettivo è ridurre l’esposizione al livello più basso tecnicamente possibile, non solo entro i valori limite.

2La valutazione del rischio chimico è sempre obbligatoria?

Sì. Ai sensi dell’art. 223 del D.Lgs 81/08, il datore di lavoro deve valutare i rischi derivanti dagli agenti chimici pericolosi presenti sul luogo di lavoro tenendo conto delle loro proprietà pericolose, delle informazioni sulla sicurezza e sulla salute riportate nelle schede dati di sicurezza, del livello, tipo e durata dell’esposizione, delle circostanze in cui si svolge il lavoro, dei valori limite di esposizione professionale e degli effetti delle misure preventive. Se i risultati indicano un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute, si applicano disposizioni semplificate; in caso contrario si applicano le misure specifiche di protezione e prevenzione e la sorveglianza sanitaria.

3Cosa sono i valori limite di esposizione professionale?

I valori limite di esposizione professionale (VLEP) rappresentano la concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico nell’aria, all’interno della zona di respirazione del lavoratore, da non superare in relazione a un periodo di riferimento determinato (di norma otto ore). Sono indicati negli allegati al D.Lgs 81/08 (in particolare l’allegato XXXVIII per gli agenti chimici e l’allegato XLIII per i cancerogeni e mutageni). Il superamento di un valore limite obbliga il datore di lavoro a identificarne le cause e ad adottare immediatamente le misure di prevenzione e protezione idonee a riportare l’esposizione entro i limiti.

4Cos’è il principio di sostituzione?

Il principio di sostituzione, principale misura di prevenzione per gli agenti pericolosi, impone di eliminare o ridurre il rischio sostituendo, ove tecnicamente possibile, le sostanze o i processi pericolosi con altri non pericolosi o meno pericolosi. Per gli agenti cancerogeni e mutageni l’art. 235 del D.Lgs 81/08 lo rende un obbligo prioritario: il datore di lavoro deve evitare o ridurre l’utilizzazione del cancerogeno sul luogo di lavoro, in particolare sostituendolo, se tecnicamente possibile, con altra sostanza o processo che non sia o sia meno nocivo. Solo quando la sostituzione non è tecnicamente possibile si ricorre al sistema chiuso e, infine, alle altre misure di riduzione dell’esposizione.

5Quando è obbligatoria la sorveglianza sanitaria per il rischio chimico?

Per gli agenti chimici pericolosi, l’art. 229 del D.Lgs 81/08 prevede la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti, salvo il caso in cui il rischio sia stato valutato come basso per la sicurezza e irrilevante per la salute. Per gli agenti cancerogeni e mutageni l’art. 242 prevede che siano sottoposti a sorveglianza sanitaria i lavoratori per i quali la valutazione abbia evidenziato un rischio per la salute. Per questi ultimi è inoltre obbligatoria l’iscrizione nel registro degli esposti, tenuto dal datore di lavoro tramite il medico competente, con comunicazione all’INAIL, e la conservazione delle cartelle sanitarie per periodi prolungati dopo la cessazione dell’esposizione.

6Quali misure di protezione si adottano contro gli agenti chimici?

Le misure devono seguire una gerarchia di priorità. Vanno privilegiate le misure tecniche e organizzative alla fonte: progettazione di processi e sistemi di lavoro adeguati, utilizzo di attrezzature idonee, sistemi di ventilazione e aspirazione localizzata, riduzione del numero di lavoratori esposti e della durata dell’esposizione, corrette procedure di stoccaggio, manipolazione e smaltimento. Solo quando con tali misure non è possibile eliminare o ridurre sufficientemente il rischio si ricorre ai DPI (guanti, protezione respiratoria, occhiali, indumenti protettivi). Sono inoltre fondamentali l’informazione e la formazione dei lavoratori, la consultazione delle schede dati di sicurezza, la segnaletica e la predisposizione di procedure per gli incidenti e le emergenze.

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