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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance

FAQ Rischio Esplosione e Classificazione Zone ATEX

Valutazione del rischio di esplosione, classificazione delle zone ATEX, documentazione obbligatoria e misure di prevenzione (Dir. 1999/92/CE, D.Lgs 81/08 Titolo XI artt. 287-297)

1Cos’è il rischio ATEX e in quali ambienti si applica?

Il termine ATEX (ATmosphères EXplosibles) designa le atmosfere potenzialmente esplosive che si possono formare quando gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili si mescolano con l’aria in concentrazioni sufficienti a innescare un’esplosione in presenza di una sorgente di accensione. La normativa di riferimento è la Direttiva 1999/92/CE (ATEX 137), recepita in Italia con il D.Lgs 81/08 agli artt. 287-297 (Titolo XI). Le atmosfere esplosive da gas si formano tipicamente negli impianti di distribuzione e stoccaggio di idrocarburi, nelle verniciature a spruzzo, nelle industrie chimiche e petrolchimiche. Le atmosfere esplosive da polvere riguardano i mulini, i silos di cereali, le industrie farmaceutiche, le lavorazioni del legno e dei metalli leggeri (alluminio, magnesio). La valutazione del rischio ATEX è obbligatoria per tutti i datori di lavoro che gestiscono attività in cui possono formarsi atmosfere potenzialmente esplosive.

2Come si classificano le zone ATEX e chi può farlo?

La classificazione delle zone ATEX consiste nell’individuare le aree del luogo di lavoro in cui possono formarsi atmosfere esplosive e nel valutarne la frequenza e la durata. Per le atmosfere da gas (zona 0, 1, 2) e per le atmosfere da polvere (zona 20, 21, 22), la classificazione è definita dalle norme tecniche CEI EN 60079-10-1 (gas) e CEI EN 60079-10-2 (polvere). La zona 0 (gas) o zona 20 (polvere) è quella in cui l’atmosfera esplosiva è presente in modo continuo o per lunghi periodi; la zona 1 (gas) o zona 21 (polvere) è quella in cui l’atmosfera esplosiva può formarsi occasionalmente; la zona 2 (gas) o zona 22 (polvere) è quella in cui l’atmosfera esplosiva non è probabile in condizioni normali, ma può verificarsi in caso di anomalia. La classificazione deve essere effettuata da un tecnico competente (ingegnere, perito industriale con specializzazione in sicurezza degli impianti) e documentata in planimetrie aziendali aggiornate.

3Cos’è il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE) e chi deve redigerlo?

Il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE) è il documento obbligatorio previsto dall’art. 294 del D.Lgs 81/08, che il datore di lavoro deve redigere prima dell’inizio dell’attività in presenza di atmosfere potenzialmente esplosive. Il DPCE deve contenere: i risultati della valutazione del rischio di esplosione; le misure adottate per raggiungere gli obiettivi del D.Lgs 81/08 Titolo XI; la classificazione delle zone in cui possono formarsi atmosfere esplosive (con planimetrie allegate); la descrizione delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione conformi alla Direttiva 2014/34/UE (ATEX per i prodotti); le disposizioni per garantire che le attrezzature siano utilizzate e mantenute in sicurezza; i criteri per il coordinamento in caso di più datori di lavoro nello stesso luogo. Il DPCE deve essere redatto da personale tecnico competente (può essere il RSPP specializzato, un ingegnere o un consulente esterno) e deve essere aggiornato ogni volta che intervengono modifiche significative al ciclo produttivo.

4Quali misure preventive sono obbligatorie nelle zone ATEX?

L’art. 290 del D.Lgs 81/08 stabilisce una gerarchia di misure per la prevenzione delle esplosioni. In ordine di priorità: 1) misure di prevenzione primaria — evitare la formazione di atmosfere esplosive (sostituzione del prodotto infiammabile, inerting, ventilazione); 2) misure di prevenzione secondaria — evitare l’accensione delle atmosfere esplosive (utilizzo di attrezzature certificate ATEX, messa a terra, eliminazione delle fonti di calore e delle scariche elettrostatiche); 3) misure di protezione — limitare gli effetti dell’esplosione (sfogo di esplosione, soppressione dell’esplosione, strutture antiesplosione). Dal punto di vista organizzativo, il datore di lavoro deve: vietare l’accesso alle zone ATEX a personale non autorizzato; apporre segnaletica specifica (pittogramma «ex» giallo triangolare); formare i lavoratori sui rischi ATEX e sulle procedure di sicurezza; stabilire permessi di lavoro per le attività pericolose (hot work) nelle zone ATEX.

5Quali sanzioni sono previste per la mancata classificazione delle zone ATEX?

La mancata valutazione del rischio di esplosione, la mancata redazione del DPCE e la mancata classificazione delle zone ATEX costituiscono violazioni delle disposizioni degli artt. 290-294 del D.Lgs 81/08, sanzionate dall’art. 70 del medesimo decreto (richiamato per analogia) e dall’art. 55 comma 3 con la pena dell’arresto da tre a sei mesi o dell’ammenda, in funzione della gravità della violazione. In caso di incidente riconducibile a un’atmosfera esplosiva non adeguatamente valutata e gestita, il datore di lavoro è soggetto a procedimento penale per lesioni colpose o omicidio colposo con l’aggravante della violazione delle norme antinfortunistiche. L’ASL/ARPA e l’Ispettorato del Lavoro hanno la facoltà di disporre la sospensione dell’attività produttiva qualora rilevano l’assenza del DPCE o la presenza di condizioni di rischio grave e immediato legate alle atmosfere esplosive.

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