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FAQ Sorveglianza Sanitaria — Visite Mediche sul Lavoro

Risposte complete sulla sorveglianza sanitaria obbligatoria: chi è il medico competente, quando sono obbligatorie le visite, come funziona il giudizio di idoneità (art. 41 D.Lgs 81/08)

1Quando è obbligatoria la sorveglianza sanitaria?

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria nei casi espressamente previsti dall’art. 41 del D.Lgs 81/08, ovvero quando i lavoratori sono esposti a rischi specifici per i quali la normativa prevede visite mediche: rischio chimico, biologico, fisico (rumore, vibrazioni, radiazioni), movimentazione manuale dei carichi, videoterminali (con utilizzo superiore a venti ore settimanali), amianto e altri agenti cancerogeni o mutageni. L’obbligo sussiste anche quando il medico competente lo ritenga necessario in base alla valutazione dei rischi, anche per rischi non espressamente elencati. Il datore di lavoro deve attivare la sorveglianza sanitaria nominando il medico competente e garantendo l’effettuazione delle visite nei tempi stabiliti dal programma sanitario definito annualmente.

2Chi è il medico competente e quali sono i suoi requisiti?

Il medico competente è il professionista sanitario che collabora con il datore di lavoro e con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. I requisiti professionali sono definiti dall’art. 38 del D.Lgs 81/08: il medico competente deve essere in possesso di specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica, ovvero docenza in medicina del lavoro, oppure autorizzazione ministeriale rilasciata ai sensi del previgente art. 55 del D.Lgs 277/91. Deve essere iscritto nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero della Salute, al quale trasmette annualmente la relazione sanitaria sull’attività svolta. Non può essere il medico di base dei lavoratori visitati né il medico di pronto soccorso aziendale.

3Quali sono le tipologie di visita medica previste dall’art. 41?

L’art. 41 del D.Lgs 81/08 individua diverse tipologie di visita medica obbligatoria: la visita preventiva, effettuata prima dell’adibizione alla mansione, volta a valutare l’assenza di controindicazioni all’esposizione al rischio specifico; la visita periodica, svolta con cadenza stabilita dal medico competente nel protocollo sanitario (di norma annuale o biennale in funzione del rischio); la visita in occasione del cambio di mansione, quando il lavoratore viene assegnato a compiti diversi che comportano diversi rischi; la visita alla cessazione del rapporto di lavoro, per determinate esposizioni come l’amianto o gli agenti cancerogeni. Sono previste anche la visita su richiesta del lavoratore, qualora il medico la ritenga correlata ai rischi lavorativi, e la visita in seguito ad assenza per motivi di salute superiore a sessanta giorni continuativi.

4Cosa significa giudizio di idoneità e quali esiti può avere?

Il giudizio di idoneità è il documento formale con cui il medico competente esprime la propria valutazione sulla capacità del lavoratore di svolgere la mansione specifica in relazione ai rischi a cui è esposto. L’art. 41 del D.Lgs 81/08 prevede quattro possibili esiti: idoneo, quando il lavoratore può svolgere la mansione senza limitazioni; idoneo con prescrizioni, quando può svolgere la mansione solo con determinate condizioni (ad esempio obbligo di uso di specifici DPI, limitazioni di orario o esclusione da determinate attività); idoneo con limitazioni, formulazione spesso usata per indicare prescrizioni permanenti; inidoneo temporaneo o inidoneo permanente alla mansione specifica, nei casi di incompatibilità tra lo stato di salute e il profilo di rischio della mansione. Il giudizio viene consegnato in copia al lavoratore e al datore di lavoro.

5Il lavoratore può fare ricorso contro il giudizio di idoneità?

Sì, il lavoratore — così come il datore di lavoro — ha il diritto di fare ricorso avverso il giudizio di idoneità del medico competente. Il ricorso deve essere presentato, entro trenta giorni dalla comunicazione del giudizio, all’organo di vigilanza territorialmente competente, ovvero all’Azienda Sanitaria Locale (ASL) o all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) a seconda della materia. L’organo di vigilanza, sentite le parti e previo eventuale accertamento tecnico, può confermare, modificare o revocare il giudizio contestato. Durante il periodo intercorrente tra il ricorso e la decisione dell’organo di vigilanza, il lavoratore è tutelato dal punto di vista occupazionale: il datore di lavoro deve trovare una soluzione organizzativa che eviti sia l’esposizione al rischio sia la dequalificazione professionale.

6Cos’è la cartella sanitaria e di rischio e chi la conserva?

La cartella sanitaria e di rischio è il documento personale del lavoratore istituito e aggiornato dal medico competente ai sensi dell’art. 25 del D.Lgs 81/08. Contiene i dati anamnestici, i risultati delle visite mediche, gli esiti degli accertamenti strumentali e di laboratorio, il profilo di rischio professionale del lavoratore, i giudizi di idoneità emessi e le relative motivazioni. La cartella è custodita dal medico competente nel rispetto del segreto professionale e del GDPR: può essere consultata dal lavoratore, che ha diritto di ottenerne copia, ma non è accessibile al datore di lavoro nella sua parte clinica. Alla cessazione del rapporto di lavoro, il medico competente consegna al lavoratore copia della cartella, ne trasmette un estratto all’INAIL per le mansioni con esposizione ad agenti cancerogeni o biologici, e conserva l’originale per almeno dieci anni (quaranta per le esposizioni a cancerogeni).

7Il segreto professionale del medico competente tutela il lavoratore?

Il segreto professionale del medico competente costituisce una garanzia fondamentale per il lavoratore. Il medico competente non può comunicare al datore di lavoro le singole diagnosi cliniche, le terapie in corso o i dettagli relativi alla storia sanitaria del lavoratore: le uniche informazioni che può trasmettere sono il giudizio di idoneità alla mansione e le prescrizioni o limitazioni eventualmente necessarie. Questa separazione tra il profilo clinico — di esclusiva pertinenza del rapporto medico-paziente — e il profilo occupazionale garantisce che il datore di lavoro riceva soltanto le informazioni strettamente necessarie alla gestione del rapporto di lavoro in sicurezza. Il mancato rispetto del segreto professionale da parte del medico competente espone quest’ultimo a responsabilità deontologiche, civili e penali.

8Con quale periodicità devono essere effettuate le visite periodiche?

La periodicità delle visite mediche periodiche è stabilita dal medico competente nel protocollo sanitario annuale, elaborato in funzione dei rischi specifici presenti nell’azienda e delle condizioni di salute dei singoli lavoratori. La normativa non fissa una cadenza unica valida per tutti i rischi: come regola generale la visita periodica si svolge con cadenza annuale, ma il medico competente può ridurre l’intervallo — ad esempio a sei mesi — per i lavoratori esposti a rischi più elevati o con particolari condizioni di salute, oppure aumentarlo fino a due anni per i rischi meno gravi. Per alcune esposizioni specifiche la periodicità è definita da normative di settore: ad esempio per il rumore (art. 196 D.Lgs 81/08) la cadenza è biennale per esposizioni in fascia d’azione inferiore, annuale per esposizioni superiori al valore limite.

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