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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance

FAQ DPI — Dispositivi di Protezione Individuale: scelta, uso e manutenzione

Guida pratica ai DPI obbligatori: categorie I, II, III, marcatura CE, obblighi del datore di lavoro e del lavoratore (Titolo III D.Lgs 81/08, D.Lgs 475/1992)

1Cosa sono i DPI e quali categorie esistono?

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono qualsiasi attrezzatura destinata a essere indossata o tenuta dal lavoratore per proteggerlo contro uno o più rischi che potrebbero metterne in pericolo la sicurezza o la salute durante l’attività lavorativa, come definito dall’art. 74 del D.Lgs 81/08. Il Regolamento UE 2016/425 — che ha sostituito la Direttiva 89/686/CEE — classifica i DPI in tre categorie in funzione del livello di rischio da cui proteggono: la Categoria I comprende i DPI per rischi minimi (guanti da giardino, occhiali da sole non filtranti); la Categoria II comprende i DPI per rischi intermedi non rientranti nelle altre due categorie (elmetti, guanti antitaglio, occhiali di protezione); la Categoria III comprende i DPI per rischi mortali o di danno permanente alla salute, quali i dispositivi anticaduta, gli autorespiratori, i DPI contro agenti chimici e biologici pericolosi e le protezioni uditive per esposizioni molto elevate.

2La marcatura CE è obbligatoria per tutti i DPI?

Sì, la marcatura CE è obbligatoria per tutti i DPI immessi sul mercato europeo ai sensi del Regolamento UE 2016/425, in vigore dal 21 aprile 2018. La marcatura CE attesta che il DPI è stato sottoposto alle procedure di valutazione della conformità previste dal regolamento e che soddisfa i requisiti essenziali di salute e sicurezza applicabili. Per i DPI di Categoria I l’autocertificazione del fabbricante è sufficiente; per la Categoria II è richiesto l’esame UE del tipo da parte di un organismo notificato; per la Categoria III, oltre all’esame UE del tipo, è necessaria la sorveglianza della produzione da parte di un organismo notificato. Il datore di lavoro non può acquistare né mettere a disposizione dei lavoratori DPI privi di marcatura CE: l’acquisto di DPI non certificati costituisce violazione sia della normativa sui prodotti sia del D.Lgs 81/08.

3Chi paga i DPI: il datore di lavoro o il lavoratore?

I DPI sono sempre a carico del datore di lavoro, senza eccezioni. L’art. 77 comma 1 del D.Lgs 81/08 stabilisce che il datore di lavoro fornisce ai lavoratori i DPI necessari, garantendone la disponibilità, l’efficienza, la pulizia e la sostituzione quando necessario. Il costo dei DPI non può essere in alcun modo trasferito al lavoratore, né direttamente né sotto forma di trattenute sulla retribuzione o di accordi privati. Questa regola si applica a qualsiasi tipologia di DPI, dagli elmetti alle scarpe antinfortunistiche, dai guanti agli autorespiratori. Il datore di lavoro deve inoltre provvedere alla manutenzione, alla riparazione e alla sostituzione dei DPI, assicurandosi che siano sempre in perfette condizioni di efficienza e che le parti di ricambio siano disponibili.

4Quali sono gli obblighi del lavoratore nell’uso dei DPI?

L’art. 78 del D.Lgs 81/08 definisce con precisione gli obblighi del lavoratore in materia di DPI. Il lavoratore deve utilizzare i DPI messi a disposizione conformemente all’informazione e alla formazione ricevute e alle istruzioni per l’uso; deve averne cura, non apportarvi modifiche di propria iniziativa e segnalare immediatamente al datore di lavoro o al proprio superiore gerarchico qualsiasi difetto o inconveniente che li renda inidonei all’uso. Il lavoratore non può rifiutarsi di indossare i DPI previsti dal protocollo aziendale: il rifiuto costituisce violazione disciplinare e, in caso di infortunio, può influire sulla valutazione delle responsabilità. Deve inoltre partecipare alla formazione specifica sull’uso corretto dei DPI organizzata dal datore di lavoro.

5Come si effettua la manutenzione e quando vanno sostituiti i DPI?

La manutenzione dei DPI è disciplinata dall’art. 77 del D.Lgs 81/08 e dalle istruzioni del fabbricante, che costituiscono il riferimento primario per la gestione del ciclo di vita del dispositivo. Il datore di lavoro deve stabilire procedure di controllo periodico e di manutenzione dei DPI, assicurandosi che siano puliti, igienizzati e funzionanti prima di ogni utilizzo. La sostituzione deve avvenire quando il DPI risulta danneggiato, deteriorato, contaminato in modo irreversibile, oppure quando ha raggiunto la data di scadenza indicata dal fabbricante (particolarmente rilevante per cinture di sicurezza in materiale tessile, maschere filtranti FFP2/FFP3, guanti in lattice). Per i DPI di Categoria III, come i dispositivi anticaduta, i manuali del fabbricante prescrivono ispezioni periodiche da parte di personale qualificato e il ritiro immediato dalla circolazione in caso di sollecitazione da caduta.

6Cosa sono i DPI anticaduta di Categoria III e quando sono obbligatori?

I DPI anticaduta appartengono alla Categoria III in quanto proteggono da rischi che possono causare lesioni gravi o la morte, come definito dal Regolamento UE 2016/425. Sono obbligatori ogni volta che i lavoratori operano in quota o in situazioni in cui esiste il rischio di caduta dall’alto che non può essere eliminato o sufficientemente ridotto mediante misure di protezione collettiva (parapetti, reti di sicurezza, ponteggi). I sistemi anticaduta comprendono gli imbraghi per il corpo intero (EN 361), i cordini di collegamento con eventuale assorbitore di energia (EN 354/355), i dispositivi retrattili (EN 360) e le ancore di ancoraggio (EN 795). Il loro uso richiede una formazione specifica certificata ai sensi dell’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 e deve essere preceduto da un’analisi del rischio che individui il sistema anticaduta più adeguato alla situazione lavorativa concreta.

7Come si sceglie il DPI giusto in funzione del rischio?

La scelta dei DPI deve essere il risultato di un processo strutturato che prende avvio dalla valutazione dei rischi. L’art. 76 del D.Lgs 81/08 stabilisce che i DPI devono essere adeguati ai rischi da prevenire senza comportare rischi aggiuntivi, adatti alle condizioni esistenti nel luogo di lavoro, conformi ai requisiti ergonomici e di salute del lavoratore. Il percorso di selezione prevede: identificazione del rischio e dell’organo del corpo da proteggere; analisi delle norme tecniche armonizzate applicabili (ad esempio EN 388 per guanti contro rischi meccanici, EN 166 per protezioni oculari, EN 352 per protezioni uditive); confronto delle prestazioni certificate con i livelli di rischio rilevati; verifica della compatibilità tra più DPI usati contemporaneamente; consultazione del medico competente per eventuali controindicazioni individuali. Il datore di lavoro deve documentare il processo di selezione.

8È obbligatorio tenere un registro della consegna dei DPI?

Il D.Lgs 81/08 non impone esplicitamente la tenuta di un registro formale delle consegne dei DPI, ma la prassi consolidata e le indicazioni degli organi di vigilanza rendono la documentazione delle consegne una misura di buona gestione e una prova fondamentale in caso di ispezione o contenzioso. Il registro di consegna dei DPI — o modulo di presa in consegna — deve riportare: i dati identificativi del lavoratore e della mansione svolta; la descrizione del DPI consegnato con riferimento al modello, al numero di serie e alla data di scadenza se applicabile; la data di consegna; la firma del lavoratore per ricevuta e per attestazione di aver ricevuto le istruzioni per l’uso. In caso di infortunio o malattia professionale, la mancata documentazione delle consegne può aggravare la posizione del datore di lavoro nei procedimenti penali e civili e innanzi all’INAIL.

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