FAQ Metodo di Valutazione dei Rischi — Art. 28 D.Lgs 81/08
Guida alla metodologia di valutazione dei rischi prevista dall’art. 28 del D.Lgs 81/08: stima del rischio in funzione di probabilità e danno, definizione delle priorità di intervento e criteri di aggiornamento del documento di valutazione dei rischi
1Cosa prevede l’art. 28 del D.Lgs 81/08 sulla valutazione dei rischi?
L’art. 28 del D.Lgs 81/08 stabilisce che la valutazione deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli particolari, tra cui lo stress lavoro-correlato, quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza e quelli connessi alle differenze di genere, età, provenienza da altri paesi e alla specifica tipologia contrattuale. La valutazione si conclude con la redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), che deve contenere, tra l’altro, una relazione sulla valutazione, l’indicazione delle misure di prevenzione e protezione attuate, il programma delle misure di miglioramento e l’individuazione delle procedure e dei ruoli dell’organizzazione aziendale.
2Come si stima il livello di rischio?
Una delle metodologie più diffuse stima il rischio come prodotto tra la probabilità che un evento dannoso si verifichi e la gravità del danno che ne può derivare, secondo la relazione comunemente sintetizzata come R = P × D. A ciascuno dei due fattori si attribuisce un valore su una scala graduata: la probabilità tiene conto della frequenza di esposizione e della possibilità che il danno si concretizzi, mentre il danno considera l’entità delle conseguenze sulla salute. Il valore di rischio così ottenuto consente di classificare i rischi in livelli e di rappresentarli, ad esempio, attraverso una matrice probabilità-danno. È un criterio metodologico ampiamente utilizzato, ma non l’unico possibile.
3A cosa serve la matrice probabilità-danno?
La matrice probabilità-danno è uno strumento grafico che incrocia i possibili valori della probabilità con quelli del danno, individuando per ciascuna combinazione un corrispondente livello di rischio. Consente di rappresentare in modo sintetico e visivo l’esito della stima, di confrontare tra loro rischi diversi e di evidenziare quelli che richiedono attenzione prioritaria. I livelli di rischio derivanti dalla matrice vengono generalmente associati a fasce, dal rischio più basso a quello più elevato, a ciascuna delle quali corrispondono indicazioni sul tipo e sull’urgenza degli interventi da programmare.
4Come si definiscono le priorità degli interventi?
Le priorità di intervento si definiscono ordinando i rischi in base al loro livello: ai rischi più elevati, caratterizzati da maggiore probabilità e/o gravità del danno, corrisponde una maggiore urgenza nell’adozione delle misure. Nella scelta delle misure si applicano i principi generali di tutela dell’art. 15 del D.Lgs 81/08, che privilegiano l’eliminazione del rischio alla fonte e, ove non possibile, la sua riduzione, dando priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali. Il programma delle misure di miglioramento contenuto nel DVR deve riflettere questa logica di priorità, indicando gli interventi e i tempi di attuazione.
5Chi deve effettuare la valutazione dei rischi?
La valutazione dei rischi è un obbligo del datore di lavoro, che vi provvede in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e con il medico competente, nei casi in cui la sorveglianza sanitaria sia obbligatoria. Nello svolgimento della valutazione è prevista la consultazione preventiva del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS). La redazione del documento di valutazione dei rischi è un obbligo non delegabile del datore di lavoro, così come la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione: si tratta di compiti che la legge riserva direttamente alla sua responsabilità personale.
6Quando deve essere aggiornato il documento di valutazione dei rischi?
L’art. 29 del D.Lgs 81/08 prevede che la valutazione dei rischi e il relativo documento siano rielaborati in occasione di modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione, oppure a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. In tali casi l’aggiornamento delle misure di prevenzione deve essere effettuato entro i termini stabiliti dalla norma. È comunque buona prassi un riesame periodico della valutazione per verificarne la costante adeguatezza.
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