- Categoria
- Per il datore di lavoro
- Pubblicato
- 28 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 28 giugno 2026
- Tempo di lettura
- 17 min (3425 parole)
- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
- Riferimenti normativi
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 — Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro · DM MLPS 30 novembre 2012 — Procedure standardizzate valutazione rischi · Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti, dirigenti · Accordo Stato-Regioni 7 luglio 2016 — Formazione RSPP datore di lavoro · Raccomandazione CE 2003/361/CE — Definizione PMI · INAIL — Modelli DVR semplificato per settore · INAIL — OT23: oscillazione del tasso per prevenzione · D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 — Responsabilità amministrativa degli enti (art. 25-septies)
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione
Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2026
PMI e micro-imprese in Italia: chi sono e perché la sicurezza è una sfida specifica
La definizione di piccola e media impresa (PMI) in Italia è quella stabilita dalla Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE, che distingue tre categorie in base al numero di dipendenti e al fatturato annuo: micro-imprese (meno di 10 dipendenti e fatturato o totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro), piccole imprese (da 10 a 49 dipendenti e fatturato o totale di bilancio annuo fino a 10 milioni di euro) e medie imprese (da 50 a 249 dipendenti e fatturato annuo fino a 50 milioni di euro oppure totale di bilancio annuo fino a 43 milioni di euro).
Secondo i dati ISTAT del 2024, in Italia il 99% delle imprese rientra nella definizione di PMI. Le micro-imprese con meno di 10 addetti costituiscono da sole oltre il 95% del totale delle imprese attive. Questo tessuto produttivo polverizzato genera circa il 67% dell'occupazione privata e contribuisce per più del 55% al valore aggiunto totale: la sicurezza sul lavoro nelle PMI non è quindi una questione marginale, ma riguarda la grande maggioranza dei lavoratori italiani.
Per le PMI e le micro-imprese la sicurezza sul lavoro presenta sfide specifiche rispetto alle grandi organizzazioni. Le risorse dedicate alla prevenzione sono limitate, spesso non esiste una funzione HR strutturata, e il datore di lavoro coincide quasi sempre con il proprietario e il principale operativo dell'azienda. Il D.Lgs. 81/08 tiene conto di questa realtà prevedendo alcune semplificazioni procedurali — autocertificazione del DVR, possibilità per il datore di lavoro di svolgere direttamente il ruolo di RSPP, modelli di DVR semplificato — senza tuttavia ridurre la sostanza degli obblighi di tutela dei lavoratori.
Autocertificazione del DVR per aziende fino a 10 dipendenti
L'art. 29 comma 5 del D.Lgs. 81/08, come modificato dall'art. 21-bis del D.L. 151/2015 (convertito dalla L. 215/2015), prevede che i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori possano effettuare la valutazione dei rischi sulla base di procedure standardizzate, cioè modelli semplificati definiti in sede istituzionale, anziché redigere il DVR nella forma ordinaria prevista dagli artt. 17, 28 e 29. Questa semplificazione era storicamente chiamata "autocertificazione", anche se il termine corretto è ora "valutazione dei rischi con procedure standardizzate".
Il DM del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 30 novembre 2012 ha definito le procedure standardizzate applicabili ai datori di lavoro fino a 10 dipendenti che svolgono attività a basso o medio rischio. Il decreto precisa che le procedure standardizzate non si applicano alle attività ad alto rischio: costruzioni (Titolo IV D.Lgs. 81/08), attività estrattive, attività che espongono ad agenti cancerogeni o mutageni, amianto, agenti biologici del gruppo 3 o 4, settore sanitario con rischi biologici elevati. Per questi settori rimane obbligatorio il DVR ordinario anche con meno di 10 dipendenti.
L'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 (art. 29 del D.Lgs. 81/08, deroga) aveva già chiarito che la semplificazione è ammessa per i settori produttivi con profilo di rischio non elevato. La differenza pratica tra autocertificazione/procedure standardizzate e DVR semplificato è rilevante: le procedure standardizzate prevedono modelli precostituiti da compilare settore per settore, mentre il DVR semplificato è un documento più snello della forma ordinaria ma comunque personalizzato. Le PMI tra 11 e 50 dipendenti non possono utilizzare le procedure standardizzate ma possono avvalersi dei modelli di DVR semplificato messi a disposizione da INAIL.
In ogni caso, anche per le micro-imprese che adottano procedure standardizzate, la valutazione deve essere aggiornata ogni qualvolta intervengano cambiamenti significativi nell'organizzazione, nelle attrezzature, nei processi produttivi, o a seguito di infortuni o malattie professionali. L'aggiornamento non è quindi solo un adempimento periodico ma un processo continuo di adattamento alle condizioni reali del lavoro.
Figure obbligatorie della sicurezza nelle micro-imprese
Il datore di lavoro di una PMI o micro-impresa può svolgere direttamente il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) ai sensi dell'art. 34 del D.Lgs. 81/08. Questa facoltà è ammessa nei settori a basso e medio rischio e subordinata al completamento di un corso di formazione specifico: 16 ore per il rischio basso, 32 ore per il rischio medio, 48 ore per il rischio alto, come definito dall'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 e confermato dall'Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016. Il datore di lavoro-RSPP è anche soggetto ad aggiornamento periodico quinquennale di durata commisurata al livello di rischio.
Quando l'attività rientra in settori ad alto rischio (costruzioni, industria chimica, sanità, settore estrattivo) oppure quando il datore di lavoro non possiede i requisiti formativi richiesti, l'incarico di RSPP deve essere affidato a un professionista esterno dotato delle qualifiche previste dagli artt. 32 e 33 del D.Lgs. 81/08. L'RSPP esterno non è un dipendente dell'azienda ma un consulente che svolge l'analisi dei rischi, redige o aggiorna il DVR, partecipa alla riunione periodica (se dovuta) e supporta il datore di lavoro nell'adempimento degli obblighi normativi. Per le micro-imprese a basso rischio il costo dell'RSPP esterno è spesso inferiore a quello di dotarsi di competenze interne, ed è completamente detraibile.
L'Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP) non è obbligatorio nelle aziende con meno di 5 lavoratori: il D.Lgs. 81/08 lascia facoltà al datore di lavoro di costituire il servizio con il solo RSPP (interno o esterno). Per aziende più strutturate, la nomina di uno o più ASPP rafforza la funzione di prevenzione interna, ma rimane una scelta organizzativa.
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è disciplinato dall'art. 47 del D.Lgs. 81/08. L'obbligo scatta da 1 lavoratore: qualora i lavoratori decidano di eleggere o designare un RLS, il datore di lavoro è tenuto a tutelarne il ruolo, a fornirgli le informazioni e la formazione necessarie (32 ore iniziali più 4 ore/anno di aggiornamento nelle aziende da 15 a 50 dipendenti) e a consultarlo preventivamente. Nelle micro-imprese con meno di 15 dipendenti in cui non venga eletto un RLS aziendale, le funzioni sono svolte dal Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (RLST), designato dai sindacati o dagli enti bilaterali di settore, al quale il datore di lavoro deve versare i contributi previsti dagli accordi collettivi.
Formazione obbligatoria nelle PMI: durate per livello di rischio
La formazione dei lavoratori nelle PMI segue le stesse regole previste dal D.Lgs. 81/08 e dall'Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 per tutte le imprese. Il percorso si compone di una parte generale (4 ore, uguale per tutti i settori) e di una parte specifica legata al livello di rischio dell'attività: 4 ore per il rischio basso, 8 ore per il rischio medio, 12 ore per il rischio alto. In totale, la formazione obbligatoria è quindi di 8 ore (rischio basso), 12 ore (rischio medio) o 16 ore (rischio alto). L'aggiornamento quinquennale è di 6 ore per tutti i lavoratori, indipendentemente dal livello di rischio.
Il preposto — il caposquadra, il responsabile di turno, il capo ufficio che supervisiona altri lavoratori — deve seguire un percorso aggiuntivo rispetto a quello del lavoratore: 6 ore di formazione specifica per il ruolo di preposto, con aggiornamento biennale di 2 ore come previsto dall'Accordo Stato-Regioni del 18 marzo 2025 (art. 37 comma 7 del D.Lgs. 81/08). Nelle PMI il ruolo di preposto è spesso ricoperto dallo stesso datore di lavoro o da un familiare collaboratore: in questi casi l'obbligo formativo si applica comunque.
Per le micro-imprese a basso rischio, una semplificazione rilevante riguarda la modalità di erogazione: la formazione in e-learning è ammessa al 100% per il modulo generale e per il modulo specifico a rischio basso, senza necessità di quota in presenza. Per il rischio medio e alto, invece, è richiesta almeno una parte della formazione specifica in modalità interattiva (in presenza o videoconferenza sincrona). Questo consente alle micro-imprese di ottimizzare i costi e i tempi formativi, mantenendo la piena conformità normativa.
La formazione degli addetti alle squadre di emergenza (antincendio e primo soccorso) è obbligatoria indipendentemente dalle dimensioni aziendali: anche una ditta individuale con 1 dipendente deve designare un addetto antincendio e un addetto al primo soccorso e garantirne la relativa formazione. I corsi di primo soccorso variano in durata in base al gruppo di appartenenza dell'azienda (A, B o C secondo il D.M. 388/2003), mentre la formazione antincendio segue il D.M. 2 settembre 2021 con livelli 1, 2 o 3 in base al rischio incendio dell'attività.
Sorveglianza sanitaria nelle PMI: quando è obbligatoria
La sorveglianza sanitaria è disciplinata dall'art. 41 del D.Lgs. 81/08 ed è obbligatoria quando i lavoratori sono esposti a rischi specifici che richiedono un monitoraggio dello stato di salute. I principali rischi che attivano l'obbligo di sorveglianza sanitaria nelle PMI sono: movimentazione manuale dei carichi (MMC) con indice di rischio NIOSH superiore alla soglia; esposizione a rumore superiore al valore inferiore di azione (80 dB(A)); uso di videoterminali (VDT) per più di 20 ore settimanali; lavoro notturno; esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni; esposizione ad agenti biologici; lavori con vibrazioni meccaniche superiori ai valori d'azione; uso di sostanze chimiche pericolose.
Quando uno o più di questi rischi sono presenti, il datore di lavoro è obbligato a nominare il medico competente (MC) e a garantire le visite mediche preventive (prima dell'assunzione o dell'assegnazione alla mansione) e periodiche (con cadenza stabilita dal MC in base al rischio). Il medico competente esprime il giudizio di idoneità alla mansione specifica e può prescrivere limitazioni o proporre misure di adattamento del posto di lavoro.
Le micro-imprese con meno di 5 dipendenti in cui non siano presenti rischi specifici che attivano l'obbligo di sorveglianza sanitaria possono legittimamente non nominare il medico competente. Questa situazione è comune nelle attività di ufficio, nei piccoli studi professionali e nel commercio al dettaglio senza esposizioni particolari. Tuttavia, il datore di lavoro deve documentare nel DVR la valutazione che ha portato a escludere i rischi specifici: la mancata nomina del MC in assenza di motivazione documentata espone l'azienda a contestazioni in caso di ispezione.
Il costo della sorveglianza sanitaria è interamente a carico del datore di lavoro (art. 41 comma 3 del D.Lgs. 81/08): non può essere addebitato al lavoratore nemmeno in parte. Nelle PMI il rapporto con il medico competente avviene spesso su base contrattuale annuale, con un corrispettivo fisso che include un numero concordato di visite e la partecipazione alla valutazione dei rischi. Per le micro-imprese a basso rischio con pochi dipendenti, il costo annuo del MC è generalmente contenuto e può essere concordato attraverso associazioni di categoria o convenzioni territoriali.
DVR semplificato e modelli standard INAIL per le PMI
L'art. 29 comma 5 del D.Lgs. 81/08 prevede che per le imprese fino a 50 dipendenti che operano in settori a basso e medio rischio sia possibile adottare procedure standardizzate di valutazione dei rischi, riducendo il costo e la complessità del processo rispetto al DVR ordinario. INAIL ha sviluppato e messo a disposizione gratuitamente sul proprio portale modelli di DVR semplificato per diversi settori: commercio al dettaglio, uffici e servizi, agricoltura, artigianato, ristorazione e piccola industria manifatturiera a basso rischio.
I modelli INAIL strutturano la valutazione in modo guidato, con liste di controllo settoriali che aiutano il datore di lavoro a identificare i rischi tipici della propria attività, le misure di prevenzione applicabili e il piano di miglioramento. La struttura minima del DVR — anche nella versione semplificata — deve contenere: l'analisi e la valutazione di tutti i rischi presenti, inclusi quelli da stress lavoro-correlato; le misure di prevenzione e protezione adottate e quelle da adottare; i nominativi di RSPP, medico competente (se nominato) e addetti alle emergenze; il programma di attuazione delle misure con scadenze e responsabili.
La frequenza di aggiornamento del DVR è definita dall'art. 29 comma 3 del D.Lgs. 81/08: il documento deve essere rielaborato in occasione di modifiche significative del processo produttivo o dell'organizzazione del lavoro, a seguito di infortuni significativi e, comunque, in presenza di variazioni nei livelli di rischio o quando i risultati della sorveglianza sanitaria lo richiedano. Non è previsto un termine massimo fisso di aggiornamento automatico, ma molti RSPP raccomandano una revisione almeno ogni 3 anni anche in assenza di variazioni, per documentare la continuità del processo di valutazione.
Un aspetto importante per le PMI è la data certa del DVR: l'art. 28 comma 2 del D.Lgs. 81/08 prevede che il documento abbia data certa, attestabile con firma digitale, registrazione nel libro unico del lavoro o con qualsiasi altro metodo che ne dimostri l'anteriorità rispetto a un eventuale infortunio. La data certa tutela il datore di lavoro da contestazioni sulla tempestività della valutazione e sull'effettività degli adempimenti.
DUVRI e appalti nelle PMI: quando è obbligatorio
L'art. 26 del D.Lgs. 81/08 disciplina gli obblighi connessi ai contratti di appalto, d'opera e di somministrazione. Quando un datore di lavoro (anche titolare di una PMI) affida a imprese esterne o a lavoratori autonomi dei lavori da eseguire all'interno dei propri luoghi di lavoro, è tenuto a promuovere la cooperazione e il coordinamento con i soggetti presenti e, se sussistono rischi da interferenza, a elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI).
Il DUVRI è obbligatorio ogni volta che l'attività appaltata si svolge in presenza di lavoratori del committente e comporta rischi di interferenza — cioè situazioni in cui l'attività di un soggetto può esporre i lavoratori dell'altro a rischi non presenti nelle singole attività separate. Il DUVRI deve indicare le misure adottate per eliminare o ridurre i rischi interferenziali e deve stimare i costi della sicurezza relativi all'interferenza, che non sono soggetti a ribasso nelle gare di appalto (art. 26 comma 5 del D.Lgs. 81/08).
Vi sono eccezioni all'obbligo del DUVRI: i lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria che non superano i 5 giorni lavorativi e che non comportano rischi di interferenza significativi (Circolare MLPS n. 24/2007); i lavori eseguiti all'esterno dei luoghi di lavoro del committente (ad esempio manutenzione di impianti su fabbricati del cliente non adibiti ad attività produttiva); le mere forniture di materiali e beni senza posa in opera. In questi casi, il datore di lavoro deve comunque fornire le informazioni sui rischi generali del proprio sito al soggetto esterno, anche senza redigere il DUVRI completo.
Per le micro-imprese che si trovano nella posizione di appaltatori (cioè eseguono lavori presso i luoghi di lavoro di un cliente), è fondamentale ricevere dal committente le informazioni sui rischi specifici dell'ambiente dove si opera e partecipare alla predisposizione del DUVRI. La mancata cooperazione espone sia il committente sia l'appaltatore a responsabilità in caso di infortuni derivanti da interferenze non gestite.
Sanzioni specifiche per le PMI: cosa rischia il datore di lavoro
Le sanzioni per il mancato rispetto degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro si applicano in modo uguale a tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni. L'art. 55 del D.Lgs. 81/08 prevede, per il datore di lavoro che non elabora il documento di valutazione dei rischi (DVR) o che lo redige senza rispettare i contenuti minimi dell'art. 28, la pena dell'arresto da 3 a 6 mesi oppure dell'ammenda da 2.457 a 4.914 euro. La sanzione è alternativa (arresto o ammenda), ma in caso di infortuni correlati all'omissione può cumularsi con le sanzioni penali per lesioni o omicidio colposo.
Il D.Lgs. 231/2001, all'art. 25-septies (introdotto dalla L. 123/2007 e aggiornato dalla L. 3/2018), prevede la responsabilità amministrativa degli enti — anche delle PMI costituite come società di capitali — per i reati di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro. Le sanzioni per l'ente vanno da 250 a 1.000 quote (con valore unitario da 258 a 1.549 euro ciascuna), oltre alle eventuali sanzioni interdittive (sospensione dell'attività, esclusione da contributi pubblici, divieto di contrattare con la PA). Anche una piccola SRL o SNC con pochi dipendenti può essere assoggettata al D.Lgs. 231/2001 se si verifica un infortunio grave imputabile a carenze organizzative.
Sul fronte degli incentivi, INAIL ha istituito il sistema dei bonus di riduzione dei premi assicurativi per le imprese che investono in prevenzione. Il modello OT23 (oscillazione del tasso per prevenzione) consente alle imprese che hanno superato i due anni di attività e che hanno registrato un buon andamento infortunistico di richiedere una riduzione del tasso medio di tariffa fino al 28% per le imprese con meno di 10 lavoratori-anno. Il modello OT24 (in precedenza OT24/OT23) è specificamente dedicato alle imprese di nuova costituzione o con meno di due anni di attività. Le domande per i bonus vanno presentate entro il 28 febbraio di ogni anno per l'anno corrente, tramite il portale INAIL.
Le sanzioni in materia di sicurezza possono essere regolarizzate attraverso la procedura di diffida obbligatoria prevista dall'art. 301-bis del D.Lgs. 81/08: per le violazioni sanzionate solo con ammenda, l'organo di vigilanza può diffidare il datore di lavoro a regolarizzare la situazione entro un termine, al termine del quale, in caso di adempimento, l'ammenda è ridotta al quarto. Questa procedura offre alle PMI la possibilità di correggere le irregolarità senza dover affrontare il percorso penale o pagare la sanzione piena, purché la violazione non abbia già determinato un danno ai lavoratori.
Checklist adempimenti essenziali per le PMI: 10 obblighi da verificare
Di seguito una lista operativa degli adempimenti principali con riferimento normativo e indicazione della scadenza applicabile. 1. DVR (o procedure standardizzate per aziende ≤10 dipendenti a basso/medio rischio): obbligatorio prima di avviare l'attività e da aggiornare a ogni variazione significativa (artt. 17, 28, 29 D.Lgs. 81/08; DM MLPS 30 novembre 2012). 2. Nomina RSPP: immediata, prima dell'avvio dell'attività; il datore di lavoro può svolgere il ruolo direttamente se segue il corso abilitante (artt. 17, 34 D.Lgs. 81/08). 3. Designazione addetti emergenze (antincendio e primo soccorso): almeno un addetto per entrambe le funzioni, con formazione completata prima dell'assegnazione al ruolo (artt. 18, 43, 45 D.Lgs. 81/08).
4. Formazione lavoratori: da erogare prima dell'assunzione o, al massimo, entro 60 giorni dall'inizio dell'attività lavorativa; aggiornamento quinquennale di 6 ore (artt. 36, 37 D.Lgs. 81/08; Accordo SR 21/12/2011). 5. Formazione preposti: percorso aggiuntivo rispetto a quello del lavoratore, con aggiornamento biennale; obbligo di verifica che il preposto eserciti vigilanza effettiva (artt. 19, 37 D.Lgs. 81/08; Accordo SR 18/03/2025). 6. Nomina medico competente: obbligatoria se presenti rischi specifici che richiedono sorveglianza sanitaria (rumore, VDT >20h/sett., MMC, notte, cancerogeni, biologico) (artt. 18, 25, 41 D.Lgs. 81/08).
7. Informazione lavoratori sui rischi: da fornire all'assunzione e ogni volta che cambiano le condizioni di lavoro; può essere parte del percorso formativo ma richiede anche documentazione scritta specifica per i rischi aziendali (art. 36 D.Lgs. 81/08). 8. Fornitura e addestramento all'uso dei DPI: per ogni mansione che lo richiede secondo il DVR; l'addestramento deve essere documentato (artt. 18, 77-78 D.Lgs. 81/08). 9. DUVRI: da redigere ogni volta che si affidano lavori in appalto con rischi di interferenza all'interno dei propri luoghi di lavoro; aggiornamento a ogni variazione dell'appalto (art. 26 D.Lgs. 81/08). 10. Comunicazione e cooperazione con RLST (se assente RLS aziendale): versamento contributi agli enti bilaterali di settore per le micro-imprese <15 dipendenti senza RLS eletto (artt. 47, 48 D.Lgs. 81/08).
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 — Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (normattiva.it)
- DM MLPS 30 novembre 2012 — Procedure standardizzate valutazione rischi (gazzettaufficiale.it)
- Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011 — Formazione lavoratori, preposti, dirigenti (gazzettaufficiale.it)
- Accordo Stato-Regioni 7 luglio 2016 — Formazione RSPP datore di lavoro (gazzettaufficiale.it)
- Raccomandazione CE 2003/361/CE — Definizione PMI (eur-lex.europa.eu)
- INAIL — Modelli DVR semplificato per settore (inail.it)
- INAIL — OT23: oscillazione del tasso per prevenzione (inail.it)
- D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 — Responsabilità amministrativa degli enti (art. 25-septies) (normattiva.it)
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