- Pubblicato
- 21 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 21 giugno 2026
- Tempo di lettura
- 3 min (604 parole)
- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
- Riferimenti normativi
- D.Lgs. 81/08 — Allegato XXVI (Normattiva)
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza
Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026
Come si classificano i cartelli di sicurezza
L'Allegato XXVI del D.Lgs. 81/08 e la norma UNI EN ISO 7010:2020 classificano i cartelli di sicurezza in quattro categorie principali, ciascuna caratterizzata da una combinazione di forma geometrica e colori di sfondo e di simbolo. Questa codifica visiva consente di riconoscere immediatamente il tipo di messaggio — pericolo, divieto, obbligo o salvataggio — anche in condizioni di scarsa attenzione o in presenza di barriere linguistiche.
La coerenza cromatica e formale è un principio fondamentale: usare colori o forme non conformi allo standard compromette la leggibilità del sistema segnaletico e può indurre confusione nei lavoratori.
Cartelli di avvertimento: triangolo giallo con bordo e simbolo neri
I cartelli di avvertimento segnalano un pericolo o una situazione di rischio. Hanno forma triangolare con il vertice in alto, sfondo giallo e bordo e simbolo grafici di colore nero. Il giallo è il colore convenzionale dell'attenzione e del rischio generico.
Esempi tipici: "Pericolo elettrico" (fulmine), "Pericolo di inciampo", "Sostanze infiammabili", "Materiale radioattivo", "Pericolo generico" (punto esclamativo). Questi cartelli si posizionano nelle immediate vicinanze della fonte di pericolo, in modo che il lavoratore li percepisca prima di avvicinarsi alla zona rischiosa.
Cartelli di divieto: cerchio rosso con barra diagonale e simbolo neri su sfondo bianco
I cartelli di divieto indicano un comportamento vietato. Hanno forma circolare, sfondo bianco, bordo e barra diagonale di colore rosso, simbolo grafico nero. Il rosso è il colore del divieto e dell'arresto: la barra trasversale sul simbolo raffigura il comportamento proibito.
Esempi frequenti: "Vietato fumare", "Vietato l'accesso ai non autorizzati", "Vietato usare fiamme libere", "Vietato l'accesso con veicoli". I cartelli di divieto si collocano all'ingresso delle aree o in prossimità delle attrezzature a cui si riferiscono.
Cartelli di obbligo: cerchio blu con simbolo bianco
I cartelli di obbligo prescrivono un comportamento specifico da adottare obbligatoriamente. Hanno forma circolare, sfondo blu e simbolo grafico bianco. Il blu è il colore delle prescrizioni obbligatorie.
Esempi tipici: "Obbligo di indossare il casco", "Obbligo di utilizzare guanti", "Obbligo di calzare scarpe antinfortunistiche", "Obbligo di indossare protezioni acustiche", "Obbligo di indossare la cintura di sicurezza". Vanno affissi all'ingresso delle aree o accanto alle attrezzature che richiedono l'uso dei dispositivi di protezione indicati.
Cartelli di salvataggio e di emergenza: rettangolo o quadrato verde con simbolo bianco
I cartelli di salvataggio e di emergenza indicano uscite di sicurezza, percorsi di evacuazione, attrezzature di primo soccorso e docce di emergenza. Hanno forma rettangolare o quadrata, sfondo verde e simbolo bianco. Il verde è il colore della sicurezza e del via libera.
Esempi: "Uscita di emergenza" (con freccia direzionale), "Pronto soccorso", "Barella", "Doccia di emergenza", "Lavaocchi". Questi cartelli devono essere visibili in qualsiasi condizione di luminosità e, nelle aree con rischio di black-out, devono essere abbinati a sistemi di illuminazione di emergenza o realizzati con materiali fotoluminescenti.
I cartelli per la lotta antincendio
Una quinta categoria, talvolta trattata separatamente, riguarda i cartelli per attrezzature antincendio: hanno forma rettangolare o quadrata, sfondo rosso e simbolo bianco. Identificano la posizione di estintori, naspi, idranti, pulsanti di allarme e attacchi motopompa.
La distinzione cromatica rispetto ai cartelli di divieto — che pure usano il rosso — si basa sulla forma: i cartelli antincendio sono rettangolari o quadrati, non circolari. Collocarli in modo visibile e mantenerli non ostruiti da arredi o materiali è un requisito essenziale per una corretta organizzazione della sicurezza antincendio.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 81/08 — Allegato XXVI (Normattiva) (normattiva.it)
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