- Pubblicato
- 21 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 21 giugno 2026
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- A cura della Redazione 123Formazione
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza
Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026
Il rischio chimico cutaneo e la scelta del guanto
L'assorbimento cutaneo rappresenta una via di ingresso degli agenti chimici spesso sottovalutata rispetto a quella respiratoria. Numerose sostanze industriali — solventi, acidi, basi, pesticidi, agenti alchilanti — attraversano la cute intatta e raggiungono il circolo sanguigno in quantità significative, contribuendo all'esposizione complessiva del lavoratore anche quando i livelli nell'aria sono contenuti.
I guanti di protezione contro rischi chimici e biologici sono regolamentati dalla norma EN ISO 374-1, che classifica i guanti in tre tipi (A, B, C) in base al numero di sostanze chimiche testata per le quali il guanto offre un tempo di permeazione superiore a una soglia definita. Il tipo A garantisce protezione contro almeno sei sostanze chimiche; il tipo B contro almeno tre; il tipo C contro almeno una.
La permeazione è il processo per il quale una sostanza chimica migra attraverso il materiale del guanto a livello molecolare, senza che il guanto presenti lesioni visibili. La penetrazione, invece, riguarda il passaggio di liquidi attraverso fori, cuciture o altri difetti macroscopici. La norma EN ISO 374-2 riguarda la penetrazione, mentre la EN ISO 374-3 e EN ISO 374-4 trattano la permeazione rispettivamente per agenti chimici liquidi e per quelli fisicamente degradanti.
Materiali, spessore e tempo di breakthrough
Il materiale del guanto determina la resistenza agli specifici agenti chimici. I materiali più comuni sono nitrile, neoprene, lattice naturale, butile e PVC. Nessun materiale offre protezione universale: un guanto in nitrile può essere ottimo contro idrocarburi alifatici ma insufficiente contro chetoni; uno in butile è eccellente per gas e vapori ma meno resistente agli oli minerali.
Il tempo di breakthrough, o tempo di permeazione, indica per quanti minuti il guanto resiste prima che la sostanza chimica lo attraversi a una concentrazione rilevabile. La norma EN ISO 374-1 definisce sei classi da 1 (>10 minuti) a 6 (>480 minuti). Un guanto di classe 6 può essere indossato per periodi più lunghi in presenza della sostanza testata, ma occorre tenere conto che il tempo di breakthrough si riduce in presenza di abrasioni, tensioni meccaniche e temperature elevate.
Lo spessore del guanto influenza sia il tempo di permeazione sia la destrezza manuale. Guanti più spessi offrono in genere una protezione chimica superiore ma riducono la sensibilità tattile e aumentano la fatica della mano. La scelta deve bilanciare la protezione richiesta con le esigenze operative, eventualmente ricorrendo a doppi guanti o a guanti interni in cotone per il comfort.
Indumenti di protezione contro gli agenti chimici
Gli indumenti di protezione chimica sono classificati dalla norma EN 14325 e dalla famiglia di norme EN 943 (per tute a tenuta di gas e vapori) in sei tipi (da 1 a 6) con protezione decrescente. I tipi 1 e 2 sono tute a tenuta di gas, con respiratore incluso o esterno; i tipi 3 e 4 proteggono da getti liquidi e spruzzi; i tipi 5 e 6 sono adeguati per aerosol solidi e spruzzi leggeri.
La scelta del tipo di indumento dipende dalla forma in cui si presenta l'agente chimico (gas, vapore, liquido, particolato), dalla pressione di esposizione e dalla durata del contatto. Le tute di tipo 1 e 2 appartengono alla III categoria dei DPI e trovano applicazione in situazioni di emergenza chimica, bonifica di siti contaminati e gestione di sostanze altamente tossiche.
Gli indumenti di protezione chimica monouso devono essere smaltiti dopo ogni utilizzo secondo le procedure previste per i rifiuti speciali pericolosi, evitando di ripiegare l'indumento su se stesso in modo da portare la parte esterna a contatto con la pelle o con le superfici pulite. Gli indumenti riutilizzabili devono essere decontaminati secondo le procedure del fabbricante e ispezionati prima del reimpiego.
Procedure di svestizione e manutenzione
Un errore critico nell'uso dei DPI chimici è la fase di rimozione (doffing): se eseguita in modo scorretto, può trasferire gli agenti chimici presenti sulla superficie esterna del guanto o dell'indumento alla cute o alle mucose. La tecnica corretta prevede di girare il guanto su se stesso durante la rimozione, senza toccare la superficie esterna, e di procedere alla rimozione dall'interno verso l'esterno per gli indumenti.
I guanti riutilizzabili devono essere risciacquati con acqua prima della rimozione quando possibile, ispezionati per rilevare tagli, forature o deformazioni, lavati secondo le indicazioni del fabbricante, asciugati e conservati lontano da fonti di calore, luce UV e sostanze chimiche incompatibili. I guanti che hanno subito contaminazione massiva non devono essere riutilizzati senza adeguata valutazione.
Il datore di lavoro deve definire procedure scritte per la messa a disposizione, l'uso, la manutenzione e lo smaltimento dei guanti e degli indumenti chimici. Queste procedure devono essere parte dell'addestramento obbligatorio previsto dall'art. 77 del D.Lgs. 81/08 per i DPI di III categoria e devono essere esercitate praticamente dai lavoratori prima dell'effettivo utilizzo in condizioni di rischio.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Fonti
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