Salta al contenuto
Vuoi diventare Ambassador?CLICCA QUI
123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Attrezzature e patentini

Sicurezza presse, piegatrici e cesoie: rischio cesoiamento e ripari

Come usare in sicurezza presse, pannellatrici e cesoie per la lamiera: zone pericolose, protezioni richieste dalla Direttiva Macchine e formazione degli operatori.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 20 maggio 2026 · Tempo di lettura 4 min

Categoria
Attrezzature e patentini
Pubblicato
20 maggio 2026
Ultimo aggiornamento
20 maggio 2026
Tempo di lettura
4 min (833 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione
Riferimenti normativi
D.Lgs. 81/08 — Titolo III, Uso delle attrezzature di lavoro

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2026

Le lavorazioni e le zone pericolose

Presse meccaniche e oleodinamiche, presse piegatrici (pannellatrici) e cesoie per lamiera sono macchine utensili che concentrano energie elevate nella zona di lavoro: punzone e matrice, lama e contro-lama, premilamiera e tavola si avvicinano con forze e velocità capaci di amputare arti in frazioni di secondo. La zona di stampaggio o di taglio è per definizione un punto pericoloso, perché vi devono entrare sia il materiale sia, in molte fasi, le mani dell’operatore per il carico e il posizionamento dei pezzi.

Il rischio prevalente è il cesoiamento e lo schiacciamento degli arti superiori, a cui si aggiungono il rischio di proiezione di frammenti di lamiera o di utensile, il rumore impulsivo delle presse ad azionamento meccanico, le vibrazioni e la movimentazione manuale di lamiere pesanti e taglienti. La valutazione del rischio deve descrivere ogni fase del ciclo (carico, lavorazione, scarico, regolazione, pulizia) perché il livello di esposizione cambia sensibilmente da una fase all’altra.

Ripari e dispositivi di protezione richiesti

La Direttiva Macchine 2006/42/CE (e il Regolamento UE 2023/1230 che la sostituirà dal 20 gennaio 2027) impone che le zone pericolose siano rese inaccessibili durante il movimento pericoloso. Sulle presse e cesoie si impiegano ripari fissi dove l’accesso non è necessario, ripari mobili interbloccati con dispositivo di interblocco (eventualmente con bloccaggio) dove occorre accedere ciclicamente, e dispositivi di protezione sensibili come le barriere fotoelettriche (ESPE) e i comandi bimanuali quando il pezzo va caricato a mano nella zona di stampaggio.

Il comando bimanuale obbliga l’operatore a tenere occupate entrambe le mani fuori dalla zona pericolosa per avviare il ciclo, mentre le barriere immateriali arrestano il movimento se un arto interrompe i raggi durante la corsa pericolosa. Questi dispositivi devono essere coerenti con il tempo di arresto della macchina e con la distanza di sicurezza calcolata: una protezione mal dimensionata o manomessa (bypass del comando bimanuale, fotocellule mutate impropriamente) annulla la sicurezza e configura una grave violazione. I dispositivi vanno verificati periodicamente e mai esclusi.

Marcatura CE, libretto e attrezzature datate

Una pressa o cesoia immessa sul mercato dopo il 21 settembre 1996 deve recare la marcatura CE, essere accompagnata dalla dichiarazione CE di conformità e dal libretto di uso e manutenzione in lingua italiana, che riporta usi previsti, controsindicazioni, rischi residui e istruzioni di manutenzione. Il datore di lavoro deve mettere a disposizione il libretto agli operatori e attuare le prescrizioni del fabbricante.

Le macchine messe in servizio prima della marcatura CE non devono avere il marchio ma devono comunque rispettare i Requisiti Essenziali di Sicurezza dell’Allegato V del D.Lgs. 81/08 (recepimento dei requisiti del DPR 459/96). Su molte presse storiche è quindi necessario un adeguamento dei ripari e dei comandi: l’adeguamento non altera lo stato di conformità purché non costituisca una modifica sostanziale che ne muti le funzioni o trasformi la macchina, caso in cui occorre una nuova valutazione di conformità.

Manutenzione, regolazione e procedura LOTO

Cambio stampi, registrazione delle battute, sblocco degli inceppamenti e pulizia sono le attività in cui storicamente avvengono gli infortuni più gravi, perché eseguite spesso con i ripari aperti. Per queste operazioni va applicata una procedura di lockout/tagout (LOTO): sezionamento delle fonti di energia (elettrica, oleodinamica, pneumatica), scarico delle energie residue (accumulatori idraulici, molle, masse sospese), blocco fisico del sezionatore con lucchetto personale e cartello di avvertimento, verifica dell’assenza di energia prima di intervenire.

La procedura deve essere scritta, specifica per la macchina, e nota a chi effettua manutenzione e regolazione; ogni operatore intervenuto applica il proprio lucchetto e lo rimuove solo al termine del proprio intervento. Quando una macchina prevede una modalità di regolazione a velocità ridotta o a impulsi con riparo aperto, questa va usata esclusivamente nei limiti previsti dal fabbricante e da personale addestrato.

Informazione, formazione e addestramento degli operatori

L’art. 73 del D.Lgs. 81/08 impone che gli operatori ricevano un’informazione e una formazione adeguate sulle condizioni di impiego, sulle situazioni anormali prevedibili e sui rischi residui dell’attrezzatura; per le attrezzature che richiedono conoscenze particolari serve inoltre un addestramento adeguato e specifico che metta l’operatore in grado di usarle correttamente. Presse e cesoie rientrano tipicamente tra queste attrezzature: l’addestramento va condotto sul campo, sulla macchina reale, da persona esperta e documentato.

La formazione di base sulla sicurezza resta obbligatoria per tutti i lavoratori secondo l’Accordo Stato-Regioni, con il modulo specifico calibrato sul livello di rischio dell’azienda metalmeccanica. È buona prassi integrare l’addestramento sulla singola macchina con il richiamo agli obblighi del preposto, che vigila sul corretto uso dei dispositivi e segnala manomissioni. 123Formazione eroga la formazione generale e specifica in aula, videoconferenza o e-learning dove ammesso, lasciando l’addestramento pratico sull’attrezzatura in capo all’azienda con il supporto di personale qualificato.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

Riferimenti normativi

Corsi correlati

Hai bisogno di assistenza sulla formazione della tua azienda?

Il nostro team verifica gratuitamente il piano formativo e ti propone le soluzioni più adatte al tuo settore.

Contattaci

Guide correlate