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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Attrezzature e patentini

Sicurezza nastri trasportatori: intrappolamento, protezioni e LOTO

Come prevenire trascinamenti e intrappolamenti sui nastri trasportatori: punti pericolosi, ripari, funi di emergenza e messa in sicurezza per la manutenzione.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 28 maggio 2026 · Tempo di lettura 4 min

Categoria
Attrezzature e patentini
Pubblicato
28 maggio 2026
Ultimo aggiornamento
28 maggio 2026
Tempo di lettura
4 min (740 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione
Riferimenti normativi
D.Lgs. 81/08 — Allegato V, Requisiti delle attrezzature

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2026

Trasportatori e meccanismi di infortunio

I nastri e i convogliatori a rulli sono presenti in logistica, industria alimentare, cave, riciclo e produzione. Sembrano macchine semplici e a bassa energia, ma sono tra le attrezzature con il maggior numero di infortuni gravi proprio perché il movimento continuo e apparentemente innocuo abbassa la percezione del rischio. Gli infortuni avvengono soprattutto durante la pulizia, lo sblocco di inceppamenti e la manutenzione con il nastro in moto.

Il meccanismo tipico è il trascinamento: un lembo di indumento, un capello, un guanto o una mano vengono afferrati dal nastro e convogliati verso un punto di presa, dove l’arto resta intrappolato e schiacciato. A questo si aggiungono cadute di materiale dall’alto, urti contro parti mobili e, nei trasportatori inclinati, il rischio di ritorno del carico.

Punti pericolosi e ripari

I punti più pericolosi sono i nip points, cioè le zone in cui il nastro si avvolge o si incontra con un elemento rotante: tamburi di testa e di coda, rulli di rinvio e tenditori, ingranaggi e trasmissioni a cinghia. Questi punti vanno protetti con ripari fissi (carter) dove l’accesso non serve, e con ripari mobili interbloccati dove occorre accedere periodicamente, in modo che l’apertura del riparo arresti il movimento.

Lungo il percorso del nastro, dove non è possibile chiudere completamente l’attrezzatura, si installano dispositivi di arresto di emergenza facilmente raggiungibili: tipicamente funi di emergenza tese lungo entrambi i lati del trasportatore, che fermano il nastro se tirate da qualsiasi punto, integrate da pulsanti a fungo. La segnaletica deve indicare i punti pericolosi e il divieto di pulizia o intervento con macchina in moto.

Marcatura CE, libretto e adeguamento

Un trasportatore immesso sul mercato come macchina deve essere marcato CE secondo la Direttiva Macchine 2006/42/CE (futuro Regolamento UE 2023/1230) e accompagnato da dichiarazione di conformità e libretto di uso e manutenzione in italiano, che individua i rischi residui e le istruzioni di intervento sicuro. Spesso, però, più convogliatori vengono collegati a formare una linea: l’insieme di macchine collegate funzionalmente costituisce un insieme di macchine da valutare e marcare nel suo complesso, con particolare attenzione ai punti di interconnessione.

Sui trasportatori più datati l’adeguamento ai requisiti dell’Allegato V del D.Lgs. 81/08 riguarda quasi sempre l’aggiunta di carter sui punti di presa e l’installazione di arresti di emergenza efficaci; questi interventi migliorativi non costituiscono modifica sostanziale. Il datore di lavoro deve garantire che i ripari non vengano rimossi per comodità operativa, prassi all’origine di molti incidenti.

Pulizia e manutenzione: procedura LOTO

La pulizia del nastro, la rimozione di materiale inceppato e la regolazione del tenditore non vanno mai effettuate con il trasportatore in marcia. Si applica una procedura di lockout/tagout: arresto della macchina, sezionamento dell’alimentazione elettrica (e pneumatica se presente), blocco del sezionatore con lucchetto personale e cartello, verifica dell’effettiva assenza di movimento, e considerazione delle energie residue come il possibile ritorno del nastro carico nei tratti inclinati, da bloccare meccanicamente.

La procedura va scritta per ciascuna linea e resa nota agli addetti alla pulizia e alla manutenzione, che spesso sono lavoratori di imprese appaltatrici: in tal caso vanno gestite le interferenze (DUVRI) e condivise le modalità di sezionamento. Ogni persona che interviene applica il proprio lucchetto e lo toglie solo a fine intervento; il riavvio avviene con consenso dato dopo aver verificato che nessuno sia in zona pericolosa.

Informazione, formazione e addestramento

Gli addetti devono ricevere informazione e formazione ex art. 73 del D.Lgs. 81/08 sul corretto uso del trasportatore, sui rischi di trascinamento e sull’assoluto divieto di intervenire con macchina in moto; per le operazioni di sblocco e pulizia serve un addestramento specifico sulla procedura di messa in sicurezza, condotto sul campo e documentato. È essenziale insistere su abbigliamento idoneo e sul divieto di indumenti svolazzanti, guanti larghi o monili vicino alle parti mobili.

La formazione di base secondo l’Accordo Stato-Regioni e, dove serve, la formazione di preposto completano il quadro: il preposto vigila sul rispetto del divieto di pulizia in marcia e sull’uso degli arresti di emergenza. 123Formazione eroga la formazione teorica obbligatoria in aula, videoconferenza o e-learning dove ammesso, mentre l’addestramento sulla specifica linea resta in azienda con personale esperto.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

Riferimenti normativi

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