- Categoria
- Guida alla scelta
- Pubblicato
- 21 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 21 giugno 2026
- Tempo di lettura
- 6 min (1106 parole)
- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
- Riferimenti normativi
- D.Lgs. 81/2008 — Art. 34 (svolgimento diretto del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione)
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza
Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026
La domanda decisiva: chi può fare il RSPP?
Quando si organizza il Servizio di Prevenzione e Protezione la prima scelta da fare è se il Responsabile del Servizio (RSPP) sarà una persona interna all’azienda, un consulente esterno oppure lo stesso datore di lavoro. La risposta non è libera: il D.Lgs. 81/08 stabilisce in quali situazioni il datore di lavoro può assumere direttamente l’incarico e in quali, invece, deve per forza rivolgersi a qualcuno di diverso.
In modo diretto: il datore di lavoro può svolgere il ruolo di RSPP — figura che la norma chiama "datore di lavoro RSPP" — soltanto nelle aziende rientranti in specifici settori e al di sotto di determinate soglie dimensionali. Fuori da questi casi, la designazione di un RSPP (interno o esterno) è obbligatoria.
Chi può fare il RSPP datore di lavoro: limiti di settore e dipendenti
L’art. 34 del D.Lgs. 81/08 individua i settori in cui il datore di lavoro può svolgere direttamente le funzioni di RSPP e i relativi limiti massimi di lavoratori. La soglia più comune è 30 dipendenti, applicabile a numerose categorie produttive tra cui artigianato, industria, pesca, agricoltura, commercio e servizi di livello di rischio non elevato.
Per alcune attività la soglia è diversa. Le aziende del settore agricolo e della pesca beneficiano di un limite di 30 lavoratori, così come il commercio al dettaglio e all’ingrosso, i servizi, le attività immobiliari e alcune attività professionali. Per altri settori — come edilizia, cave, centrali termoelettriche, industria chimica e attività a rischio di incidente rilevante — il datore di lavoro non può in nessun caso svolgere il ruolo di RSPP, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa.
Il datore di lavoro che intende esercitare la funzione di RSPP deve frequentare e portare a termine un percorso formativo specifico: un corso di durata variabile in funzione del settore e del livello di rischio, analogo nel contenuto al percorso del RSPP professionale ma modulato sulle esigenze del datore di lavoro. A questo si aggiunge l’aggiornamento periodico obbligatorio.
Vantaggi dell’RSPP esterno
Affidarsi a un RSPP esterno qualificato presenta vantaggi concreti, in particolare per le aziende che non possono o non vogliono gestire la funzione internamente. Il primo riguarda la competenza tecnica: un professionista esterno che opera su più clienti accumula esperienza su situazioni diverse, mantiene aggiornate le proprie conoscenze e porta uno sguardo neutro rispetto alle dinamiche interne all’azienda.
Il secondo vantaggio è la neutralità: il RSPP esterno non è coinvolto nelle gerarchie organizzative e può esprimere valutazioni indipendenti sui rischi e sulle misure di prevenzione senza pressioni di tipo aziendale. Questo favorisce una valutazione dei rischi più obiettiva e una maggiore efficacia nella proposta di misure correttive.
Infine, per le aziende di piccole e medie dimensioni con attività non continuativa sui temi della sicurezza, il RSPP esterno può essere una scelta economicamente efficiente: si paga una prestazione professionale parametrata alle reali esigenze, senza sostenere i costi fissi di un dipendente dedicato.
Svantaggi dell’RSPP esterno
L’RSPP esterno ha però limiti che è bene considerare. Il principale è la conoscenza del contesto: un professionista che segue più aziende dedica a ciascuna un tempo limitato e può avere una visione meno approfondita dei rischi specifici di quella realtà produttiva rispetto a chi lavora quotidianamente nell’azienda stessa. Questa distanza può riflettersi sulla qualità delle valutazioni dei rischi e sulla prontezza di risposta agli aggiornamenti operativi.
C’è poi un tema di presidio: l’RSPP esterno non è fisicamente presente ogni giorno in azienda, il che può rallentare la comunicazione e la risposta a situazioni nuove o urgenti. Nelle aziende con cicli produttivi complessi o in continua evoluzione questo aspetto va gestito con accordi chiari e frequenza di contatto adeguata.
Tabella comparativa: RSPP datore di lavoro vs RSPP esterno
RSPP datore di lavoro — Applicabile: settori e dimensioni previsti dall’art. 34 D.Lgs. 81/08 (es. max 30 dipendenti in molti settori). Formazione: corso specifico per datore di lavoro RSPP + aggiornamento periodico. Costo: investimento formativo una tantum + aggiornamento. Conoscenza azienda: massima. Neutralità: limitata (coincide con il datore). Presenza: continua. Vietato per: edilizia, cave, industria chimica, attività a rischio rilevante.
RSPP esterno — Applicabile: tutte le aziende, obbligatorio dove l’art. 34 non consente il datore di lavoro RSPP. Formazione: Moduli A + B + C dell’Accordo Stato-Regioni + aggiornamento quinquennale. Costo: onorario professionale periodico. Conoscenza azienda: da costruire nel tempo. Neutralità: elevata. Presenza: discontinua, su interventi programmati. Applicabile ovunque: sì.
Come scegliere in base al settore ATECO
Il codice ATECO dell’azienda è il primo criterio di orientamento. Se l’attività rientra in un settore per cui la legge consente il datore di lavoro RSPP e il numero di lavoratori è nei limiti previsti, la scelta è aperta: il datore può valutare se acquisire la qualificazione e gestire direttamente il ruolo oppure affidarsi a un esterno. Per le aziende artigiane, i piccoli negozi, gli studi professionali e le piccole imprese di servizi, l’opzione datore di lavoro RSPP è spesso praticata con successo.
Se invece l’ATECO identifica un settore escluso dall’art. 34 — come le costruzioni (codici F), l’industria estrattiva (B), le industrie chimiche (C20) o le attività a rischio di incidente rilevante — il datore di lavoro non può coprire il ruolo e la scelta è necessariamente tra RSPP interno (dipendente formato) o RSPP esterno. In questo caso la valutazione va fatta su complessità, dimensioni e risorse interne disponibili.
Come qualificarsi come RSPP datore di lavoro
Il datore di lavoro che vuole svolgere direttamente il ruolo di RSPP deve completare un percorso formativo articolato in moduli, la cui durata varia da 16 a 48 ore in funzione del settore di attività e del livello di rischio associato al codice ATECO. Il corso copre i fondamenti della gestione della sicurezza, la valutazione dei rischi, la normativa di riferimento, le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze.
Dopo il corso iniziale, il datore di lavoro RSPP è tenuto ad aggiornare la propria formazione con cadenza quinquennale, con un monte ore variabile in base al settore. L’aggiornamento è obbligatorio per mantenere la qualificazione: la mancata frequenza comporta la decadenza del requisito e l’impossibilità di continuare a svolgere legittimamente il ruolo. Su 123Formazione sono disponibili i corsi per datore di lavoro RSPP per i diversi livelli di rischio, in modalità aula, videoconferenza ed e-learning, con attestati validi su tutto il territorio nazionale.
Domande frequenti
Chi può fare l’RSPP?
L’RSPP può essere il datore di lavoro stesso (nelle aziende fino a 30 dipendenti in alcuni settori) oppure un lavoratore interno o un consulente esterno con specifici requisiti formativi. Deve aver completato i Moduli A, B e C dell’Accordo Stato-Regioni 26/01/2006.
Qual è la differenza tra RSPP e ASPP?
L’RSPP (Responsabile) coordina il Servizio di Prevenzione e Protezione ed è nominato dal datore di lavoro. L’ASPP (Addetto) supporta l’RSPP nelle attività di prevenzione. Entrambi devono seguire i Moduli A e B; solo l’RSPP deve completare anche il Modulo C.
Quanto dura la formazione RSPP?
La formazione RSPP si articola in: Modulo A (28 ore, comune a tutti i settori), Modulo B (60-68 ore, specifico per macrosettore ATECO), Modulo C (24 ore, solo per RSPP). Totale: 112-120 ore. L’aggiornamento quinquennale è di 40 ore.
Il datore di lavoro può fare l’RSPP?
Sì, il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di RSPP nelle aziende fino a 30 dipendenti (o 200 in alcuni settori a basso rischio). Deve però seguire un corso specifico di formazione (16-48 ore a seconda del settore) e l’aggiornamento periodico.
Quali requisiti deve avere l’RSPP?
L’art. 32 del D.Lgs 81/08 richiede il possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e la frequenza, con verifica finale, dei corsi corrispondenti ai Moduli A, B e C dell’Accordo Stato-Regioni. Sono previste alcune esenzioni per i possessori di specifiche lauree (es. classi tecnico-scientifiche) limitatamente al Modulo A. Per gli ASPP è richiesta la frequenza dei soli Moduli A e B.
Ogni quanto si aggiorna l’RSPP e l’ASPP?
L’aggiornamento è obbligatorio con cadenza quinquennale: 40 ore per l’RSPP e 20 ore per l’ASPP, ripartibili anche in più momenti nell’arco dei cinque anni. L’aggiornamento riguarda l’evoluzione normativa, l’organizzazione e gestione della sicurezza, i rischi e le tecniche di comunicazione. Il mancato aggiornamento entro la scadenza fa decadere i requisiti per svolgere il ruolo.
Vedi tutte le FAQ: FAQ RSPP e ASPP — Domande Frequenti · Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Riferimenti normativi
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