- Categoria
- Rischi specifici
- Pubblicato
- 21 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 21 giugno 2026
- Tempo di lettura
- 5 min (989 parole)
- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
- Riferimenti normativi
- D.Lgs. 81/2008 – Titolo I Principi comuni · INAIL – Linee guida lavoro a turni e notturno
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione
Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2026
Il ritmo circadiano e la sua alterazione
Il ritmo circadiano è l'orologio biologico interno che regola cicli di circa ventiquattro ore: sonno-veglia, temperatura corporea, secrezione ormonale, funzione immunitaria e metabolismo. Questo ritmo è sincronizzato principalmente dalla luce solare attraverso l'asse retina-nucleo soprachiasmatico-ghiandola pineale. Quando il lavoratore è sveglio e attivo durante la notte e dorme di giorno, il ritmo circadiano entra in conflitto con i cicli ambientali — un fenomeno definito «desincronizzazione circadiana».
La desincronizzazione circadiana ha effetti misurabili sulla performance cognitiva: riduzione dell'attenzione, aumento dei tempi di reazione, deficit della memoria di lavoro e maggiore propensione all'errore nelle ore notturne (tipicamente tra le 2 e le 6 del mattino). Questi effetti si traducono in un rischio oggettivo di incidenti e infortuni sul lavoro nelle ore notturne, specialmente per mansioni che richiedono vigilanza elevata o che comportano l'uso di macchinari pericolosi.
Dal punto di vista normativo, l'alterazione del ritmo circadiano deve essere considerata nel DVR come rischio specifico del lavoro notturno. Il D.Lgs 81/08 non fornisce valori limite quantitativi per questo rischio — a differenza di quanto fa per il rumore o le vibrazioni — ma impone comunque la valutazione, la documentazione e l'adozione di misure preventive proporzionate.
I rischi cardiovascolari e metabolici
La letteratura epidemiologica degli ultimi decenni ha documentato un'associazione significativa tra il lavoro notturno cronico e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Una meta-analisi pubblicata sull'European Heart Journal (2012) ha quantificato un incremento del rischio di eventi coronarici di circa il 23% per i lavoratori a turni notturni rispetto ai lavoratori diurni, indipendentemente da altri fattori di rischio cardiovascolare.
I meccanismi fisiopatologici coinvolti includono l'alterazione dei valori pressori notturni (perdita del fisiologico «dipping» pressorio durante il sonno), l'aumento dei marcatori infiammatori sistemici, la disregolazione metabolica del glucosio e dei lipidi e l'alterata secrezione di melatonina e cortisolo. La sindrome metabolica è più frequente nei lavoratori a turni rispetto alla popolazione generale, anche a parità di indice di massa corporea e stile di vita.
Il medico competente deve tenere conto di questi rischi nella definizione del protocollo sanitario: per i lavoratori notturni con fattori di rischio cardiovascolare aggiuntivi (ipertensione, diabete, dislipidemia, fumo) la periodicità delle visite e il contenuto degli esami vanno adattati per intercettare precocemente eventuali peggioramenti.
La valutazione dei rischi nel DVR e le misure preventive
Il datore di lavoro deve inserire nel DVR, come sezione specifica o all'interno della valutazione dei rischi per mansione, un'analisi dei rischi connessi al lavoro notturno e ai turni. Questa sezione deve identificare i lavoratori esposti, descrivere i rischi rilevati (circadiano, cardiovascolare, psicosociale, da stanchezza), quantificarne la probabilità e la gravità con il metodo scelto dall'azienda e definire le misure di prevenzione e protezione adottate o pianificate.
Il coinvolgimento del medico competente e dell'RLS nella valutazione dei rischi notturni non è solo auspicabile ma obbligatorio: l'art. 29 del D.Lgs 81/08 prevede che il datore di lavoro elabori il DVR «in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente». L'RLS ha diritto di accedere al DVR e di formulare osservazioni. Con 123Formazione le figure aziendali della prevenzione possono ricevere la formazione specifica sui rischi psicosociali e sul lavoro a turni.
Domande frequenti sui rischi del lavoro notturno
I rischi del lavoro notturno devono essere inseriti nel DVR anche se l'azienda ha solo pochi lavoratori notturni? Sì. L'obbligo di valutazione vale per tutti i datori di lavoro che impiegano lavoratori notturni, indipendentemente dal numero. Il DVR deve essere aggiornato ogni volta che si introduce il lavoro notturno in azienda.
Il lavoro notturno è considerato un'attività particolarmente pericolosa? Non esiste una categorizzazione ufficiale che lo inserisca automaticamente tra le attività pericolose, ma la valutazione dei rischi deve tener conto dell'aumento statistico del rischio infortunistico nelle ore notturne (per riduzione della vigilanza) e dei rischi per la salute a lungo termine. Il DVR va adattato di conseguenza.
Quali misure organizzative sono più efficaci per ridurre i rischi dei turni? Le evidenze scientifiche indicano che la rotazione in senso orario (da mattino a pomeriggio a notte, non viceversa), i turni non troppo lunghi, un numero limitato di notti consecutive (non più di tre-quattro) e adeguati periodi di riposo tra i cicli sono le misure organizzative più efficaci. L'implementazione deve essere discussa con il medico competente e l'RLS.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 81/2008 – Titolo I Principi comuni (normattiva.it)
- INAIL – Linee guida lavoro a turni e notturno (inail.it)
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