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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Sicurezza per settore

Sicurezza nelle serre e nell’orticoltura intensiva: la guida

Lavorare sotto serra significa convivere con caldo e umidità estremi, con i prodotti fitosanitari nebulizzati in ambiente chiuso, con posture faticose e con piccole macchine sempre in movimento. L’orticoltura intensiva è un comparto ad alto rischio che richiede una formazione su misura. Vediamo quale.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 18 giugno 2026 · Tempo di lettura 4 min

Categoria
Sicurezza per settore
Pubblicato
18 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
18 giugno 2026
Tempo di lettura
4 min (852 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2026

La serra: un ambiente chiuso con rischi concentrati

L’orticoltura intensiva sotto serra produce ortaggi e piante in tunnel e strutture protette, con cicli ravvicinati e manodopera spesso numerosa e stagionale. A differenza del campo aperto, la serra è un ambiente confinato dal punto di vista climatico: il calore e l’umidità si accumulano, la ventilazione naturale è limitata e i prodotti fitosanitari distribuiti restano sospesi più a lungo. Questo concentra in uno spazio chiuso rischi che all’aperto si disperderebbero.

L’azienda che impiega lavoratori, anche stagionali o forniti da cooperative, applica il D.Lgs. 81/08. Il datore di lavoro redige il DVR valutando in modo specifico il microclima severo, l’esposizione ai prodotti fitosanitari, la movimentazione manuale dei carichi e le posture, l’uso delle piccole macchine e il rischio elettrico degli impianti di irrigazione e riscaldamento, e forma ogni lavoratore in base alla mansione.

Formazione lavoratori: classe di rischio alto

L’agricoltura, florovivaismo e orticoltura compresi, rientra nella classe di rischio alto: 4 ore di formazione generale più 12 di formazione specifica, totale 16 ore, con aggiornamento di 6 ore ogni cinque anni. La formazione specifica deve riguardare i rischi propri della serra — stress termico, fitofarmaci, MMC, macchine, scivolamenti su pavimentazioni bagnate — e non un programma generico.

Trattandosi di un comparto a forte stagionalità e con molta manodopera interinale o fornita da cooperative, è essenziale che la formazione sia completata prima dell’adibizione e tracciata per ciascun lavoratore. Quando intervengono ditte esterne (contoterzisti per i trattamenti, manutentori degli impianti) vanno gestite le interferenze tramite DUVRI.

Microclima e stress termico sotto serra

Il microclima è il rischio più caratteristico: in estate, dentro una serra, temperatura e umidità possono raggiungere valori che mettono a rischio di colpo di calore, disidratazione e malori, soprattutto durante lavorazioni fisicamente impegnative come la raccolta. La valutazione del microclima e degli ambienti termici severi è obbligatoria e deve tradursi in misure concrete: organizzazione del lavoro nelle ore più fresche, pause, idratazione, ventilazione e ombreggiamento, formazione sul riconoscimento dei sintomi.

In inverno e nelle serre riscaldate si pongono invece il rischio da impianti di riscaldamento (combustione, monossido di carbonio negli ambienti chiusi) e gli sbalzi termici. La formazione deve rendere i lavoratori capaci di riconoscere i segnali di pericolo e di applicare le procedure, anche perché la serra resta un ambiente in cui un malore può non essere subito visibile dall’esterno.

Prodotti fitosanitari: il rischio chimico

I prodotti fitosanitari sono il rischio chimico tipico dell’orticoltura: la distribuzione in ambiente chiuso aumenta l’esposizione per inalazione e contatto cutaneo, e i tempi di rientro dopo il trattamento (intervalli di sicurezza) vanno rigorosamente rispettati. La valutazione del rischio chimico deve considerare le schede di sicurezza dei prodotti, le modalità di applicazione e i DPI necessari (maschere con filtri adeguati, guanti, tute), con formazione e addestramento documentati al loro uso e alla loro manutenzione.

Va ricordato che chi acquista e impiega prodotti fitosanitari professionali deve essere in possesso dello specifico “patentino” (abilitazione all’acquisto e all’utilizzo) rilasciato dalle Regioni: è un requisito distinto ma complementare rispetto alla formazione sulla sicurezza sul lavoro, che invece riguarda la protezione del lavoratore durante l’attività. Per approfondire i criteri rimandiamo alla nostra guida sul rischio chimico e cancerogeno.

Movimentazione dei carichi, macchine e posture

La raccolta, il trapianto e la cura delle colture comportano posture incongrue mantenute a lungo (schiena flessa, lavoro accovacciato) e movimentazione manuale ripetuta di cassette, vasi e attrezzature: un mix che genera disturbi muscolo-scheletrici frequenti. La movimentazione manuale dei carichi richiede valutazione e un addestramento specifico sulle tecniche corrette, sulla rotazione delle mansioni e sull’uso di carrelli e ausili.

In serra circolano piccole macchine — motocoltivatori, transpallet, carrelli, talvolta trattrici di piccola taglia — che sono attrezzature di lavoro: chi le conduce va formato e, per i mezzi che lo richiedono (trattori, carrelli elevatori), abilitato secondo l’Accordo Stato-Regioni. Le pavimentazioni spesso bagnate aumentano il rischio di scivolamenti, da trattare con calzature idonee e manutenzione dei percorsi.

Emergenze e organizzazione con 123Formazione

Anche in azienda agricola vanno nominati e formati gli addetti al primo soccorso e gli addetti antincendio: la prontezza del primo soccorso è decisiva soprattutto per i colpi di calore e le intossicazioni da fitofarmaci. Il piano di emergenza deve considerare ambienti estesi, lavoratori che possono trovarsi soli in un tunnel e la presenza di prodotti chimici.

Con 123Formazione le aziende orticole e florovivaistiche possono organizzare l’intero pacchetto: formazione lavoratori a rischio alto, microclima, rischio chimico per i fitofarmaci, movimentazione manuale dei carichi, abilitazioni alle macchine, antincendio, primo soccorso e formazione dei preposti che coordinano le squadre di raccolta. Eroghiamo in aula, videoconferenza ed e-learning dove ammesso, con attestati validi in tutta Italia. Vedi anche le guide su microclima, rischio chimico e movimentazione manuale dei carichi.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

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