Salta al contenuto
Vuoi diventare Ambassador?CLICCA QUI
123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Sicurezza per professione

Sicurezza per saldatori: fumi metallici, radiazioni, incendio e DPI

I rischi reali della saldatura a elettrodo, MIG/MAG e TIG: fumi e gas, radiazioni ottiche, ustioni e incendio, spazi confinati. Misure di prevenzione, dispositivi di protezione e percorso formativo per chi salda.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 19 giugno 2026 · Tempo di lettura 6 min

Categoria
Sicurezza per professione
Pubblicato
19 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
19 giugno 2026
Tempo di lettura
6 min (1172 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2026

I rischi del saldatore: una mansione ad alto rischio combinato

La saldatura concentra in un’unica operazione una quantità insolita di rischi diversi e contemporanei: chimico per i fumi metallici, fisico per le radiazioni ottiche e il calore, di incendio ed esplosione, elettrico, meccanico e, quando si opera all’interno di serbatoi o cisterne, anche da spazio confinato. È questa sovrapposizione, più del singolo pericolo, a rendere la mansione delicata e a richiedere una valutazione dei rischi accurata nel DVR aziendale.

Le tecniche più diffuse — saldatura a elettrodo rivestito (MMA), a filo continuo (MIG/MAG), TIG e ossiacetilenica — generano rischi con intensità differenti. Cambiano i fumi prodotti, l’intensità della radiazione, la presenza di gas compressi. Per questo la valutazione non può essere generica: deve partire dai materiali realmente lavorati, dai metalli d’apporto e dall’ambiente di lavoro.

A differenza di altre lavorazioni, nella saldatura il lavoratore opera spesso a pochi centimetri dalla sorgente di rischio, con la testa immersa nel pennacchio di fumo e gli occhi esposti all’arco. La distanza, che in molte attività è una misura di protezione, qui non è applicabile: occorre agire sull’aspirazione, sulla ventilazione e sui dispositivi di protezione individuale.

Fumi metallici e gas: il rischio chimico più sottovalutato

I fumi di saldatura sono particelle finissime di ossidi metallici che si formano per condensazione dei vapori del metallo fuso. La loro composizione dipende dal materiale base e dal metallo d’apporto: ferro, manganese, zinco (causa della febbre dei fumi metallici), nichel e cromo esavalente nella saldatura di acciai inossidabili. Il cromo esavalente in particolare è classificato come cancerogeno e impone le tutele rafforzate del Titolo IX del D.Lgs. 81/08, descritte nella guida sul rischio chimico e cancerogeno.

Si aggiungono gas pericolosi: ossidi di azoto, ozono prodotto dalla radiazione UV, monossido di carbonio. In ambienti poco ventilati questi gas si accumulano rapidamente e possono ridurre l’ossigeno disponibile. La misura prioritaria è l’aspirazione localizzata alla fonte, con torce aspiranti o bracci mobili posizionati vicino al punto di saldatura, integrata da una buona ventilazione generale dei locali.

Quando l’aspirazione non è sufficiente a riportare l’esposizione sotto i valori limite — tipicamente negli spazi ristretti o nella saldatura di inox — diventa necessaria la protezione delle vie respiratorie con maschere o respiratori a ventilazione assistita. La sorveglianza sanitaria del medico competente, in questi casi, non è un optional ma un obbligo legato all’esposizione ad agenti cancerogeni.

Radiazioni ottiche, ustioni e proiezione di scorie

L’arco elettrico emette radiazioni ottiche artificiali intense nello spettro ultravioletto, visibile e infrarosso, disciplinate dal Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/08. L’esposizione anche breve provoca la fotocheratite, la dolorosa infiammazione della cornea nota come colpo d’arco, mentre l’esposizione cronica aumenta il rischio di cataratta e danni alla pelle. Anche i lavoratori vicini, non solo il saldatore, vanno protetti con schermi e tende opache che delimitino la postazione.

Il calore e le proiezioni di metallo fuso e scorie incandescenti causano ustioni, che sono tra gli infortuni più frequenti del saldatore. Le scintille possono raggiungere distanze di diversi metri e penetrare in tasche, risvolti e fessure degli indumenti. Per questo l’abbigliamento deve essere in materiale ignifugo, privo di tasche aperte verso l’alto e indossato sopra le scarpe, mai infilato dentro.

Si aggiunge il rischio elettrico, perché la saldatura ad arco lavora con correnti elevate. L’isolamento dei cavi, l’integrità delle pinze portaelettrodo e l’uso di guanti asciutti sono essenziali, soprattutto in ambienti umidi o metallici dove il corpo del saldatore può diventare parte del circuito. I principi di sicurezza elettrica sono approfonditi nella guida dedicata a PES, PAV e PEI.

Incendio, esplosione e saldatura in spazi confinati

La saldatura è una delle principali cause di incendio sul lavoro perché introduce una fonte di innesco potente in ambienti che spesso contengono materiali combustibili. Prima di iniziare occorre rimuovere o proteggere i materiali infiammabili nel raggio d’azione delle scintille, tenere a portata un estintore e prevedere una sorveglianza dell’area anche dopo la fine del lavoro, perché braci nascoste possono innescare un incendio a distanza di tempo. Le procedure di emergenza e l’uso dei mezzi di estinzione sono trattati nella formazione antincendio.

Particolarmente insidiosa è la saldatura su recipienti che hanno contenuto sostanze infiammabili: i residui e i vapori possono esplodere anche se il contenitore appare vuoto. Questi serbatoi vanno bonificati e, dove possibile, riempiti con gas inerte prima di qualunque operazione a caldo.

Saldare dentro cisterne, silos, vasche e cunicoli significa operare in spazio confinato, una delle attività più pericolose in assoluto, regolata dal DPR 177/2011 e descritta nella guida sugli spazi confinati. Si sommano carenza di ossigeno, accumulo di gas, difficoltà di evacuazione e di soccorso. Sono obbligatori permesso di lavoro, monitoraggio continuo dell’atmosfera, ventilazione forzata e la presenza di un addetto all’esterno pronto a coordinare il soccorso.

DPI del saldatore e dispositivi specifici

I dispositivi di protezione individuale del saldatore sono di terza categoria, perché proteggono da rischi che possono causare danni gravi e irreversibili. Per gli occhi e il viso si usano maschere o schermi con filtro di gradazione adeguata all’intensità dell’arco; le maschere autoscuranti regolano automaticamente l’oscuramento e riducono i colpi d’arco da innesco accidentale.

Il corpo va protetto con grembiuli, ghette e maniche in cuoio crosta o tessuti ignifughi, guanti specifici per saldatura, scarpe di sicurezza alte e calzini in fibra naturale. Sintetici come poliestere e nylon vanno evitati perché fondono a contatto col calore aggravando le ustioni. La scelta della corretta protezione respiratoria dipende dai fumi rilevati nella valutazione del rischio chimico.

I DPI da soli non bastano: vanno inseriti in un sistema che comprende aspirazione, schermatura della postazione, manutenzione delle attrezzature e formazione. La differenza tra informazione, formazione e addestramento è decisiva per i DPI di terza categoria, che per legge richiedono un addestramento documentato all’uso corretto.

Formazione obbligatoria e corsi 123Formazione

Il saldatore deve ricevere la formazione generale e specifica prevista dall’Accordo Stato-Regioni, modulata sul livello di rischio dell’azienda, che per il settore metalmeccanico e le carpenterie è di norma alto. A questa si aggiunge la formazione sui rischi specifici della mansione: chimico, agenti fisici, incendio e, dove pertinente, spazi confinati.

L’addestramento all’uso dei DPI di terza categoria e delle attrezzature è un obbligo distinto dalla formazione d’aula: deve essere pratico, sul campo, e va registrato. Per chi accede a serbatoi e ambienti sospetti di inquinamento è richiesta la formazione e l’addestramento specifici del DPR 177/2011.

123Formazione offre i percorsi per lavoratori, addetti antincendio e operatori in spazi confinati in aula, videoconferenza ed e-learning, con attestati validi su tutto il territorio nazionale e contenuti calibrati sulle reali lavorazioni di saldatura svolte in azienda.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

Corsi correlati

Hai bisogno di assistenza sulla formazione della tua azienda?

Il nostro team verifica gratuitamente il piano formativo e ti propone le soluzioni più adatte al tuo settore.

Contattaci

Guide correlate