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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Attrezzature e patentini

Sicurezza nella saldatura: fumi, UV, incendio, spazi confinati e DPI

La saldatura non è tra le attrezzature dell’Accordo 2012, ma comporta rischi gravi che impongono formazione, addestramento e DPI specifici.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 2 giugno 2026 · Tempo di lettura 3 min

Categoria
Attrezzature e patentini
Pubblicato
2 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
2 giugno 2026
Tempo di lettura
3 min (647 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione
Riferimenti normativi
Normattiva – D.Lgs. 81/2008, artt. 71 e 73 · INAIL – Saldatura e fumi metallici · Normattiva – DPR 177/2011 (spazi confinati)

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2026

Saldatura e obblighi formativi

La saldatura non rientra tra le attrezzature elencate dall’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 e non prevede quindi un “patentino” di abilitazione ai sensi di quell’atto. Ciò non significa che il saldatore possa operare senza formazione: gli artt. 71, comma 7, e 73 del D.Lgs. 81/08 impongono al datore di lavoro di garantire formazione, informazione e addestramento adeguati e specifici a chi usa attrezzature, come saldatrici, smerigliatrici e bombole, che comportano rischi rilevanti.

Esistono inoltre le qualifiche/patentini di saldatura previsti dalle norme tecniche di prodotto (ad esempio UNI EN ISO 9606), ma sono certificazioni di competenza tecnica del processo, distinte dagli obblighi di sicurezza sul lavoro. Per il datore di lavoro l’obiettivo è duplice: qualità del processo e tutela della salute e sicurezza dell’operatore.

Fumi e gas: il rischio chimico

I fumi di saldatura contengono particolato fine e composti potenzialmente tossici o cancerogeni a seconda del materiale base, dei rivestimenti e del metallo d’apporto: ossidi metallici, cromo esavalente, nichel, manganese. A questi si aggiungono gas come ozono, ossidi di azoto e monossido di carbonio. L’esposizione prolungata può provocare patologie respiratorie e, per alcuni agenti, effetti cancerogeni.

La prevenzione si basa sull’aspirazione localizzata alla fonte, sulla ventilazione generale degli ambienti, sulla riduzione delle emissioni alla sorgente e, come ultima barriera, sui dispositivi di protezione delle vie respiratorie. La valutazione del rischio chimico e l’eventuale sorveglianza sanitaria del medico competente completano il quadro degli adempimenti.

Radiazioni, ustioni e rischio incendio

L’arco elettrico emette radiazioni ottiche artificiali, in particolare ultraviolette e infrarosse, che possono causare lesioni agli occhi (la cosiddetta “foto-oftalmia” o colpo d’arco) e alla pelle. Sono inoltre presenti rischi di ustione da proiezioni di metallo fuso e da contatto con superfici calde. La protezione di occhi e viso con maschere a filtro adeguato e l’uso di indumenti ignifughi sono essenziali.

Il rischio incendio ed esplosione è elevato per la presenza di scintille, scorie incandescenti e fonti di calore vicino a materiali combustibili o ad atmosfere infiammabili. Le operazioni di saldatura a caldo richiedono spesso un permesso di lavoro, la bonifica e l’allontanamento dei combustibili, la presenza di mezzi di estinzione e, in alcuni casi, una sorveglianza post-lavoro per intercettare focolai latenti.

Saldatura in spazi confinati

Saldare in serbatoi, cisterne, pozzetti o ambienti sospetti di inquinamento aggrava i rischi: l’accumulo di fumi e gas, il consumo di ossigeno e la possibile formazione di atmosfere esplosive rendono questi lavori particolarmente pericolosi. In questi contesti si applica anche il DPR 177/2011, con i requisiti di qualificazione delle imprese, le procedure di lavoro, la sorveglianza dall’esterno e i sistemi di salvataggio.

Prima dell’ingresso vanno effettuate la bonifica, la verifica dell’atmosfera, la ventilazione forzata e l’adozione di procedure di emergenza e recupero. La formazione specifica sugli spazi confinati è un prerequisito imprescindibile per chiunque debba saldare in tali ambienti.

DPI, formazione e addestramento

I DPI tipici del saldatore comprendono maschera o schermo con filtro di gradazione adeguata, guanti e grembiule ignifughi, calzature di sicurezza, protezione delle vie respiratorie quando l’aspirazione non è sufficiente e, in spazi confinati, eventuali dispositivi di protezione respiratoria isolanti e imbracature di recupero. Molti di questi sono DPI di terza categoria, che richiedono addestramento obbligatorio all’uso.

Con 123Formazione puoi strutturare un percorso di informazione, formazione e addestramento per i saldatori coerente con gli artt. 71 e 73, integrando la formazione specifica sul rischio chimico, sulle radiazioni ottiche artificiali, sull’antincendio e, dove necessario, sugli spazi confinati e sui DPI di terza categoria. La parte teorica è erogabile in aula, videoconferenza o e-learning, l’addestramento pratico in presenza.

Domande frequenti

Cosa si intende per spazio confinato o ambiente sospetto di inquinamento?

Sono ambienti caratterizzati da accessi e vie d’uscita limitati, ventilazione naturale sfavorevole e possibile presenza di agenti chimici pericolosi o carenza di ossigeno: serbatoi, cisterne, silos, vasche, fognature, pozzi, cunicoli e gallerie. Il D.Lgs 81/08 (artt. 66 e 121, allegato IV punto 3) e il DPR 177/2011 disciplinano questi lavori in ragione dell’elevato rischio di asfissia, intossicazione ed esplosione.

Quali requisiti deve avere l’impresa per operare in ambienti confinati?

Il DPR 177/2011 impone requisiti di qualificazione specifici: integrale applicazione delle norme in materia di sicurezza, presenza di personale con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti confinati (almeno il 30% della forza lavoro impiegata, assunto a tempo indeterminato o con contratti equivalenti), avvenuta effettuazione di attività di informazione e formazione, possesso di DPI e attrezzature idonee e rispetto degli obblighi di sorveglianza sanitaria e contrattuali.

È obbligatoria la formazione per i lavori in spazi confinati?

Sì. Il DPR 177/2011 (art. 2) richiede che tutto il personale impiegato, compreso il datore di lavoro che vi operi, sia adeguatamente informato, formato e addestrato sui rischi specifici, sulle procedure di lavoro e di emergenza e sull’uso corretto dei DPI e dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie. La formazione integra quella generale e specifica prevista dall’art. 37 del D.Lgs 81/08.

Quanto dura il corso per spazi confinati?

Il DPR 177/2011 non fissa un monte ore rigido, ma richiede una formazione e un addestramento mirati al rischio. Nella prassi i corsi per addetti si attestano indicativamente su 8-16 ore, comprensive di parte teorica e di addestramento pratico all’uso dei DPI, alle procedure di accesso e alle manovre di salvataggio e recupero. La durata va commisurata alla complessità delle lavorazioni e all’esito della valutazione dei rischi.

Quali DPI sono necessari negli ambienti confinati?

Sono generalmente indispensabili dispositivi di protezione delle vie respiratorie (autorespiratori o respiratori isolanti in caso di carenza di ossigeno o atmosfere tossiche), imbracatura con sistema di recupero anticaduta, rilevatori di gas e ossigeno, sistemi di comunicazione e illuminazione adeguati. La scelta dei DPI deriva dalla valutazione dei rischi e va accompagnata da addestramento specifico al loro utilizzo.

Serve una procedura di emergenza per gli spazi confinati?

Sì. Prima dell’accesso il datore di lavoro committente deve fornire una dettagliata informazione sui rischi e individuare un proprio rappresentante che vigili sulle attività. È obbligatorio predisporre procedure di lavoro e di emergenza con sistemi di sorveglianza dall’esterno, vie di comunicazione e mezzi di recupero, in modo da garantire un intervento di soccorso rapido senza che i soccorritori siano a loro volta esposti al rischio.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Spazi Confinati e Ambienti Sospetti di Inquinamento · Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

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