- Categoria
- Sicurezza per professione
- Pubblicato
- 19 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 19 giugno 2026
- Tempo di lettura
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- A cura della Redazione 123Formazione
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza
Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2026
La mansione del lattoniere: il lavoro vive sul tetto
Il lattoniere realizza e ripara coperture, grondaie, scossaline, canali di gronda, converse e rivestimenti metallici, lavorando lamiera, rame e acciaio. La sua mansione si svolge prevalentemente sui tetti e lungo i bordi delle coperture, dove il rischio dominante è la caduta dall’alto: dal perimetro del tetto, attraverso lucernari o lastre fragili, da scale e ponteggi. È uno dei mestieri edili dove gli infortuni, quando accadono, sono più frequentemente gravi o mortali.
Questa guida è tagliata sulla persona che fa il lattoniere o l’addetto alle coperture, non sull’azienda: gli stessi rischi valgono per chi rifà un tetto, posa pannelli o lamiere, installa grondaie su una palazzina o interviene per riparazioni puntuali. Per il D.Lgs. 81/08 il lattoniere è un lavoratore da formare, inserire nella valutazione dei rischi e dotare di DPI in funzione delle lavorazioni svolte; il lavoro in quota impone obblighi specifici di pianificazione, protezione e addestramento che vanno ben oltre la formazione di base.
Lavoro in quota e caduta dall’alto: il rischio centrale
La caduta dall’alto è il rischio che definisce questa mansione e va affrontato con la gerarchia delle misure prevista dalla normativa. Prima vengono le protezioni collettive: parapetti perimetrali, ponteggi, reti e sottoponti anticaduta, andatoie e passerelle. Solo quando queste non sono ragionevolmente praticabili si ricorre ai DPI anticaduta. Il bordo del tetto, le aperture e i lucernari devono essere protetti o segnalati: cadere attraverso un lucernario o una lastra non calpestabile è una dinamica purtroppo classica negli infortuni di copertura.
Un pericolo specifico delle coperture è la fragilità delle superfici: lastre in fibrocemento, plastica ondulata, vecchie coperture deteriorate non reggono il peso di una persona e cedono di colpo. Vanno individuate prima di salire, mai calpestate direttamente, e si lavora su tavole di ripartizione del carico o impalcati. Sulle coperture esistenti, soprattutto datate, va sempre valutata la possibile presenza di amianto (fibrocemento): in quel caso intervengono procedure e abilitazioni specifiche per la bonifica.
DPI anticaduta: terza categoria e addestramento
Quando non si possono usare protezioni collettive, il lattoniere lavora con un sistema anticaduta individuale: imbracatura, cordini con assorbitore di energia o dispositivi retrattili, e punti di ancoraggio sicuri (linee vita, ancoraggi strutturali). Sono DPI di terza categoria, destinati a proteggere da rischi mortali, per i quali la normativa impone non solo l’informazione e la formazione, ma anche un addestramento specifico e documentato all’uso.
L’efficacia del sistema dipende da dettagli che vanno conosciuti: il tirante d’aria (lo spazio libero necessario sotto i piedi perché il sistema arresti la caduta prima dell’impatto), la corretta scelta e posizione dell’ancoraggio, l’effetto pendolo, le procedure di soccorso in caso di sospensione inerte sull’imbracatura, che può diventare pericolosa in pochi minuti. I DPI vanno controllati prima di ogni uso, sottoposti a verifiche periodiche e scartati se danneggiati. Indossare l’imbracatura senza agganciarsi a un ancoraggio idoneo equivale a non averla.
Meteo, vento e condizioni ambientali
Sul tetto, il meteo è un fattore di sicurezza, non un dettaglio. Il vento riduce l’equilibrio e fa da vela su lastre e lamiere manovrate a mano; pioggia, brina, neve e ghiaccio rendono le superfici scivolose; il sole batte senza ripari, con caldo e rischio di colpi di calore in estate, mentre il freddo e l’umidità riducono destrezza e attenzione in inverno. La pianificazione del lavoro deve prevedere la sospensione delle attività in condizioni avverse: nessuna scadenza giustifica salire su un tetto con vento forte o superfici gelate.
Anche la radiazione solare e il microclima vanno gestiti come rischi della mansione: pause, idratazione, organizzazione delle lavorazioni nelle ore meno calde, indumenti e calzature adeguate con buona aderenza. La valutazione dei rischi deve considerare esplicitamente le condizioni ambientali del lavoro sui tetti, definendo soglie e procedure chiare per fermarsi. La disciplina nel rispettarle è ciò che evita molti incidenti.
Movimentazione carichi e formazione del lavoratore
Il lattoniere movimenta lamiere, rotoli, pannelli, grondaie e attrezzi, spesso da terra al tetto e in spazi scomodi. Il sollevamento di materiali ingombranti in quota, le posture incongrue e lo sforzo ripetuto espongono a disturbi muscolo-scheletrici e, durante il tiro dei materiali, al rischio di caduta di oggetti dall’alto su chi sta sotto. Servono ausili di sollevamento, percorsi protetti, delimitazione dell’area sottostante e formazione sulla movimentazione manuale dei carichi.
Per il D.Lgs. 81/08 la base è la formazione del lavoratore (4 ore di formazione generale più la formazione specifica, di norma a rischio alto in edilizia, con aggiornamento ogni cinque anni), completata prima dell’adibizione. A questa si sommano in modo determinante la formazione sui lavori in quota e l’addestramento ai DPI anticaduta di terza categoria; in cantiere valgono primo soccorso e gestione delle emergenze, e per chi coordina la squadra la formazione da preposto. Dove emerge amianto, scatta la formazione specifica per la bonifica.
Organizzare la formazione con 123Formazione
Per chi fa il lattoniere o l’addetto alle coperture il piano formativo ruota attorno al rischio di caduta dall’alto: formazione del lavoratore, formazione sui lavori in quota, addestramento ai DPI anticaduta di terza categoria e movimentazione manuale dei carichi, con primo soccorso ed emergenze in cantiere e la formazione da preposto per i capisquadra. Dove necessario si aggiunge il percorso per le lavorazioni con amianto.
Con 123Formazione puoi attivare i corsi per lattonieri e addetti alle coperture in aula o in videoconferenza per la parte teorica, con la parte pratica e l’addestramento ai DPI erogati come richiesto dalla norma, e ottenere attestati validi in tutta Italia. Possiamo aiutarti a comporre il percorso sulle lavorazioni realmente svolte, dalla posa di nuove coperture alla manutenzione e riparazione di tetti esistenti.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
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