- Categoria
- Sicurezza per settore
- Pubblicato
- 18 giugno 2026
- Ultimo aggiornamento
- 18 giugno 2026
- Tempo di lettura
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- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza
Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2026
Depuratori e potabilizzatori: rischi su più fronti
Gli impianti di trattamento delle acque comprendono i depuratori delle acque reflue civili e industriali e i potabilizzatori che rendono l’acqua idonea al consumo. In entrambi i casi i lavoratori operano tra vasche, canali, pozzetti, stazioni di sollevamento e linee di trattamento, a contatto con acque cariche di sostanze biologiche e chimiche e con impianti elettromeccanici in funzione. È un settore in cui rischio confinato, biologico, chimico ed elettrico convivono nello stesso turno.
L’attività ricade nel D.Lgs. 81/08: il gestore, che sia un’azienda pubblica, una multiutility o un’impresa industriale con depuratore interno, deve redigere il DVR affrontando in modo specifico l’accesso agli spazi confinati, il rischio biologico dei reflui, il rischio chimico dei reagenti (in primis il cloro), il rischio elettrico e quello delle macchine, formando ogni lavoratore in base alla mansione.
Formazione lavoratori e gestione degli appalti
Per la pluralità e la gravità dei rischi, l’attività è inquadrabile nella classe di rischio alto: 4 ore di formazione generale e 12 di formazione specifica, totale 16 ore, con aggiornamento di 6 ore ogni cinque anni. La formazione specifica deve coprire spazi confinati, agenti biologici, reagenti chimici e rischio elettrico, calibrandosi sui compiti effettivi (conduzione, manutenzione, laboratorio).
Le manutenzioni straordinarie e gli interventi nelle reti fognarie sono spesso affidati a ditte esterne: vanno gestiti gli appalti con DUVRI e, per gli ambienti confinati, con la disciplina del D.P.R. 177/2011, che impone alle imprese requisiti di qualificazione e addestramento. Anche il personale di laboratorio interno va formato sui rischi chimici e biologici dei campioni che analizza.
Vasche, pozzetti e fognature: spazi confinati
Vasche di ossidazione, digestori dei fanghi, pozzetti, stazioni di sollevamento e tratti di fognatura sono spazi confinati ad altissimo rischio: l’atmosfera può essere carente di ossigeno o saturarsi di gas tossici e infiammabili prodotti dalla decomposizione, in primo luogo idrogeno solforato e metano. Molti degli infortuni mortali in questo settore avvengono proprio per ingresso in pozzetti e vasche senza le dovute precauzioni, spesso con il fenomeno tragico dei soccorritori che muoiono a loro volta.
L’accesso è disciplinato dal D.P.R. 177/2011: serve permesso di lavoro, bonifica e ventilazione, misura continua dei gas e dell’ossigeno, blocco delle pompe e degli arrivi, imbracatura con sistema di recupero e sorveglianza costante dall’esterno. La formazione per spazi confinati è specifica e va abbinata all’addestramento ai dispositivi di protezione delle vie respiratorie e agli autorespiratori. Per il dettaglio normativo vedi la nostra guida sugli spazi confinati e il D.P.R. 177.
Rischio biologico e rischio chimico (cloro e reagenti)
Il contatto con reflui e fanghi espone ad agenti biologici (batteri, virus, parassiti, leptospira) per via cutanea, mucosa e da aerosol: il rischio biologico va valutato secondo il Titolo X del D.Lgs. 81/08, con misure di igiene, vaccinazioni ove previste, DPI e formazione specifica. Il personale deve essere formato sulle vie di trasmissione, sull’igiene delle mani e sulla gestione di ferite e schizzi.
Sul fronte chimico, i reagenti di processo — cloro gassoso o ipoclorito per la disinfezione, coagulanti, acidi e basi per la regolazione del pH — sono aggressivi e in alcuni casi tossici per inalazione: una fuga di cloro è uno scenario di emergenza grave. La valutazione del rischio chimico deve basarsi sulle schede di sicurezza, prevedere stoccaggio e dosaggio sicuri, rilevatori e procedure d’emergenza, con formazione e addestramento all’uso dei DPI e degli autorespiratori. Vedi la nostra guida sul rischio chimico e cancerogeno.
Rischio elettrico, macchine e antincendio
L’impianto è ricco di apparecchiature elettromeccaniche — pompe, soffianti, agitatori, quadri e cabine — spesso in ambienti umidi: il rischio elettrico è quindi elevato e i lavori elettrici devono essere svolti da personale qualificato PES/PAV con idoneità PEI ai sensi della norma tecnica, formato in modo specifico. Le macchine e gli organi rotanti vanno protetti e la manutenzione condotta in sicurezza con procedure di blocco delle energie (lockout/tagout).
Va inoltre valutato il rischio incendio (cabine elettriche, gas, depositi di reagenti) e vanno nominati e formati gli addetti antincendio e gli addetti al primo soccorso, indispensabili in impianti estesi dove un infortunato può trovarsi lontano da aiuto. Con 123Formazione puoi attivare l’intero pacchetto formativo — lavoratori a rischio alto, spazi confinati, rischio elettrico, antincendio, primo soccorso, preposti — in aula, videoconferenza ed e-learning dove ammesso, con attestati validi in tutta Italia. Approfondisci con le guide su spazi confinati, rischio biologico e rischio elettrico.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
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