- Categoria
- Sicurezza per settore
- Pubblicato
- 2 luglio 2026
- Ultimo aggiornamento
- 2 luglio 2026
- Tempo di lettura
- 5 min (1017 parole)
- Autore
- A cura della Redazione 123Formazione
- Riferimenti normativi
- INAIL – Settore trasporti aerei · Normattiva – D.Lgs. 81/2008 Titoli VI e VIII
A cura della Redazione 123Formazione
Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione
Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2026
Chi è l’handler aeroportuale: mansioni e profilo di rischio
Con il termine handler (o ramp agent) si indica il lavoratore addetto ai servizi di assistenza a terra degli aeromobili: carico e scarico bagagli e merci, rifornimento di carburante, pulizia degli aeromobili, assistenza alle operazioni di imbarco e sbarco passeggeri, traino degli aeromobili (pushback) e gestione dei mezzi di rampa (GSE – Ground Support Equipment). L’handler opera prevalentemente in airside, esposto contemporaneamente a una molteplicità di rischi: rumore, blast engine, FOD, investimento da veicoli, agenti chimici, rischio ergonomico e rischio biologico.
Il D.Lgs. 81/08 classifica le attività di handling aeroportuale nella categoria ad alto rischio. Ai sensi dell’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 e successive revisioni, i lavoratori di handling devono frequentare la formazione generale (4 ore) e la formazione specifica per il rischio alto (12 ore), per un totale minimo di 16 ore, oltre ai corsi obbligatori aggiuntivi: primo soccorso, antincendio e addestramento airside. Il datore di lavoro dell’impresa di handling è responsabile dell’erogazione di tutta la formazione obbligatoria prima dell’assegnazione alla mansione.
APU (Auxiliary Power Unit): rischi e misure di sicurezza
L’APU (Auxiliary Power Unit) è il motore ausiliario installato nella sezione di coda dell’aeromobile che fornisce energia elettrica e aria condizionata quando i motori principali sono spenti. L’APU è tipicamente in funzione durante la sosta a terra: boarding, servizi di rampa, pulizia e rifornimento. Per gli handler che lavorano intorno all’aeromobile durante la sosta, l’APU rappresenta un rischio distinto rispetto al blast engine dei motori principali, ma non per questo meno rilevante.
I rischi principali legati all’APU sono: emissione di gas di scarico ad alta temperatura (oltre 150 °C all’uscita) nella zona della coda, proiezione di piccoli detriti dall’apertura di scarico, rumore elevato (85–95 dB(A)) nelle vicinanze dell’ugello e rischio di contatto accidentale con superfici surriscaldate. Il DVR deve identificare l’area di rispetto dello scarico APU per ogni tipo di aeromobile operativo nello scalo e vietare l’accesso o il transito in tale area durante il funzionamento. Gli operatori che lavorano nelle vicinanze della coda devono essere formati a riconoscere il segnale visivo del funzionamento APU e a mantenere le distanze di sicurezza previste dal manuale delle operazioni di scalo.
Operazioni di de-icing e anti-icing: rischi chimici e da lavoro in quota
Le operazioni di de-icing (rimozione del ghiaccio dall’aeromobile) e anti-icing (applicazione di prodotti che impediscono la formazione di ghiaccio) sono obbligatorie nelle condizioni meteorologiche avverse invernali e devono essere completate entro il holdover time del prodotto utilizzato prima del decollo. Queste operazioni espongono gli operatori a una combinazione di rischi: lavoro in quota sui cestelli elevatori dei de-icing truck, esposizione cutanea e respiratoria ai fluidi de-icing (glicole propilenico o etilenico in soluzione acquosa), freddo intenso e rischio di scivolamento su superfici ghiacciate.
I fluidi de-icing di tipo I (soluzione calda di glicole) vengono applicati ad alta pressione e temperatura: il contatto prolungato con la cute o gli occhi può causare irritazione. I fluidi di tipo IV (soluzione viscosa addensata) contengono inibitori di corrosione e additivi che possono risultare irritanti per le vie respiratorie in caso di nebulizzazione intensa. Il DVR deve valutare il rischio chimico da fluidi de-icing ai sensi del D.Lgs. 81/08 Titolo IX (agenti chimici) e prevedere DPI adeguati: tuta impermeabile, guanti di protezione chimica, occhiali a mascherina e, in caso di nebulizzazione intensa, semimaschera con filtro A2P2. La formazione specifica sulle operazioni di de-icing include le schede di sicurezza dei prodotti (SDS), le distanze di rispetto dagli altri aeromobili e le procedure di smaltimento dei fluidi esausti.
Movimentazione manuale dei carichi: bagagli, merci e ULD
La movimentazione manuale dei carichi (MMC) è uno dei rischi ergonomici più rilevanti nel settore del ground handling. Gli addetti al carico e scarico bagagli movimentano manualmente unità che possono superare i 32 kg in posture vincolate dalla geometria delle stive, spesso in posizione china o di torsione del tronco, con frequenze elevate nei momenti di picco operativo. L’esposizione cumulativa a questi carichi è tra le cause principali di patologie muscolo-scheletriche (lombosciatalgia, ernie discali) negli addetti all’handling.
Il DVR deve valutare il rischio MMC con metodi validati (NIOSH, OCRA check-list, MAPO per la movimentazione dei passeggeri a ridotta mobilità) e prevedere misure di prevenzione: utilizzo di ausili meccanici come nastri trasportatori nelle stive e sistemi di sollevamento per i ULD (Unit Load Device), formazione specifica alle corrette tecniche di movimentazione, rotazione delle mansioni per limitare il tempo di esposizione e sorveglianza sanitaria con accertamenti mirati alla valutazione dell’apparato muscolo-scheletrico. Il medico competente deve inserire nel protocollo sanitario specifici esami per patologie del rachide lombare, frequenti tra gli addetti al ground handling.
Vibrazioni al corpo intero nei conducenti di GSE
I conducenti dei mezzi di rampa (GSE: trattori, catering truck, scale passeggeri motorizzate, autobotti) sono esposti al rischio da vibrazioni trasmesse al corpo intero (WBV – Whole Body Vibration), disciplinato dal D.Lgs. 81/08 Titolo VIII Capo III. I veicoli GSE percorrono superfici di piazzola spesso irregolari – giunti del pavimento, connessioni tra asfalto e cemento, cunette di drenaggio – che generano vibrazioni di bassa frequenza potenzialmente dannose per il rachide e gli organi interni nel lungo periodo.
La misurazione del rischio WBV deve essere effettuata con strumentazione conforme alla norma ISO 2631-1 durante l’operatività reale dei veicoli GSE. Se il valore di esposizione giornaliera supera il valore d’azione di 0,5 m/s² A(8), il datore di lavoro deve avviare un programma di misure tecniche e organizzative: manutenzione preventiva dei sedili ammortizzati, percorsi ottimizzati per evitare le zone con superfici deteriorate, rotazione dei conducenti per limitare i tempi di esposizione e sorveglianza sanitaria con visita specifica per patologie del rachide da parte del medico competente.
Domande frequenti
Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?
Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.
Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?
La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.
Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?
Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.
La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?
Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.
Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?
L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.
Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti
Riferimenti normativi
- INAIL – Settore trasporti aerei (inail.it)
- Normattiva – D.Lgs. 81/2008 Titoli VI e VIII (normattiva.it)
Fonti
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