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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance

Stress termico estivo per i lavoratori: obblighi, misure preventive e WBGT

Ondate di calore, lavori all'aperto e ambienti industriali surriscaldati: cosa deve fare il datore di lavoro per proteggere i lavoratori durante l'estate.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 20 giugno 2026 · Tempo di lettura 6 min

Pubblicato
20 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
20 giugno 2026
Tempo di lettura
6 min (1283 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione
Riferimenti normativi
Normattiva – D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico) · INAIL – Rischio caldo e stress termico · Ministero della Salute – Piano nazionale caldo

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione

Ultimo aggiornamento: 20 giugno 2026

Rischi del caldo estremo nei luoghi di lavoro

Durante i mesi estivi, le ondate di calore sempre più frequenti e intense espongono i lavoratori — in particolare chi opera all'aperto (edilizia, agricoltura, trasporti) o in ambienti industriali scarsamente ventilati — a un rischio di stress termico che può evolvere rapidamente in patologie acute. I disturbi da calore si manifestano in un continuum che va dagli stati di disagio termico e affaticamento fino agli eventi severi: crampi da calore (spasmi muscolari per perdita di elettroliti con la sudorazione), sincope da calore (abbassamento della pressione per vasodilatazione periferica), esaurimento da calore (debolezza intensa, cefalea, nausea, tachicardia con temperatura corporea ancora entro il limite) e, nella forma più grave, il colpo di calore (ipertermia > 40 °C con disfunzione del sistema nervoso centrale, potenzialmente letale).

I soggetti a maggiore rischio sono i lavoratori non ancora acclimatati all'inizio della stagione calda (l'acclimatazione richiede 7-14 giorni di esposizione progressiva), i soggetti con patologie cardiovascolari, diabete, obesità o che assumono farmaci diuretici, antipertensivi o psicofarmaci interferenti con la termoregolazione, i lavoratori anziani e coloro che indossano DPI impermeabili o isolanti che ostacolano la dispersione del calore. Il Medico Competente ha un ruolo chiave nell'identificare le condizioni di maggiore vulnerabilità e nell'esprimere giudizi di idoneità differenziati.

Dal punto di vista epidemiologico, i dati INAIL confermano che gli infortuni gravi e mortali da stress termico si concentrano nei settori dell'edilizia, dell'agricoltura e del lavoro stradale nei mesi da giugno ad agosto, con picchi nelle settimane di allerta rossa meteo. La corretta pianificazione preventiva può ridurre sensibilmente questi eventi.

Valori limite WBGT secondo la ISO 7243

La ISO 7243:2017 ("Ergonomia degli ambienti termici — Valutazione dello stress termico mediante l'indice WBGT") fornisce i valori limite di riferimento per l'esposizione al calore. Il WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) è calcolato con la formula: WBGT (ambienti interni o senza irraggiamento solare diretto) = 0,7 × tₙᵣ + 0,3 × tᵍ; WBGT (ambienti esterni con irraggiamento solare) = 0,7 × tₙᵣ + 0,2 × tᵍ + 0,1 × tₐ.

I valori limite WBGT variano in funzione dell'intensità metabolica del lavoro e dello stato di acclimatazione del lavoratore. A titolo indicativo (valori ISO 7243 per lavoratori acclimatati): lavoro a metabolismo molto basso (riposo seduto, < 65 W/m²) — limite WBGT 33 °C; lavoro leggero (65-130 W/m²) — limite 30 °C; lavoro moderato (130-200 W/m²) — limite 28 °C; lavoro pesante (200-260 W/m²) — limite 26 °C; lavoro molto pesante (> 260 W/m²) — limite 25 °C. Per i lavoratori non acclimatati i valori limite scendono di 2-3 °C. L'ACGIH (American Conference of Governmental Industrial Hygienists) pubblica annualmente tabelle di riferimento analoghe ampiamente utilizzate in ambito professionale.

Quando il WBGT misurato supera i valori limite, il datore di lavoro non può limitarsi a raccomandare maggiore attenzione: deve modificare l'organizzazione del lavoro in modo sostanziale, riducendo l'esposizione sotto soglia attraverso misure tecniche e organizzative adeguate.

Misure organizzative: pause, idratazione e turni

Le misure organizzative sono spesso le più efficaci e immediate per ridurre il rischio da calore quando non è possibile intervenire sull'ambiente (ad esempio nei cantieri o nei campi agricoli). La prima misura è la riprogrammazione delle attività più gravose nelle fasce orarie meno critiche, tipicamente prima delle ore 11 e dopo le ore 16 nei mesi più caldi; questa logica si ritrova anche nelle ordinanze regionali e comunali che, durante le ondate di calore, possono limitare o vietare i lavori all'aperto nelle ore centrali della giornata.

L'idratazione è un pilastro della prevenzione: i lavoratori esposti al calore devono avere accesso continuo e gratuito ad acqua fresca (tra 10 e 15 °C), da assumere frequentemente in piccole quantità (150-200 ml ogni 15-20 minuti di lavoro intenso) per compensare le perdite con la sudorazione senza sovraccaricare lo stomaco. In condizioni di sudorazione intensa e prolungata può essere indicata l'integrazione di elettroliti (sodio, potassio), su indicazione del Medico Competente.

La rotazione del personale consente di ridurre il tempo di esposizione individuale: definire turni più brevi nelle condizioni più critiche e alternare i lavoratori tra zone calde e zone più fresche è una misura efficace soprattutto nei cantieri e nelle produzioni a ciclo continuo. Le pause di recupero devono avvenire in luoghi con temperatura adeguata: locali ombreggiati e ventilati, o con aria condizionata nei casi più gravi. Il datore di lavoro deve assicurarsi che queste zone siano effettivamente disponibili e accessibili durante il turno di lavoro.

Obblighi del datore di lavoro in estate

In estate il datore di lavoro ha obblighi specifici che derivano dal quadro generale del D.Lgs. 81/08 e si concretizzano in procedure operative documentate. Prima dell'inizio della stagione calda, deve aggiornare la valutazione del rischio microclima per le mansioni esposte, verificare la funzionalità degli impianti di condizionamento e ventilazione, pianificare le misure organizzative e comunicarle ai lavoratori. Il Medico Competente deve essere coinvolto nell'esprimere il giudizio di idoneità dei lavoratori a mansioni esposte al caldo severo.

Durante le ondate di calore — definite dall'allerta meteo del sistema HHWWS (Heat Health Warning System) di livello 2 o 3 — il datore di lavoro deve implementare il piano di emergenza caldo, che include: monitoraggio in tempo reale delle condizioni ambientali, comunicazione immediata ai preposti e ai responsabili delle squadre operative, attivazione delle misure di contingenza (sospensione o riduzione dei lavori all'aperto, intensificazione delle pause, rafforzamento dell'idratazione), e predisposizione di procedure di primo intervento in caso di malore da calore.

I lavoratori devono essere formati e informati sui rischi del caldo, i sintomi dei disturbi termici, le procedure di emergenza e l'uso corretto dei DPI. La formazione specifica sul rischio microclima — caldo estivo, in questo caso — rientra tra gli obblighi dell'art. 36-37 D.Lgs. 81/08 e deve essere documentata. In caso di infortunio o malattia professionale riconducibile allo stress termico, l'assenza di formazione adeguata aggrava significativamente la posizione del datore di lavoro sul piano della responsabilità.

Formazione degli addetti esposti al caldo

La formazione sul rischio caldo deve essere svolta preferibilmente prima dell'inizio della stagione estiva e deve includere: i meccanismi fisiologici della termoregolazione e le ragioni per cui il corpo umano può andare in difficoltà con il calore estremo; il riconoscimento precoce dei sintomi dei disturbi da calore (crampi, capogiri, nausea, cute arrossata e secca o, al contrario, pallida e sudata, confusione mentale); le procedure di primo intervento da adottare immediatamente in caso di malore di un collega (chiamata al 112, spostamento in ambiente fresco, raffreddamento corporeo rapido con acqua fresca o ghiaccio, posizione di sicurezza); l'uso corretto dei DPI disponibili; le misure organizzative adottate dall'azienda (orari, pause, idratazione) e come rispettarle anche in condizioni di pressione produttiva.

La formazione è particolarmente urgente per i lavoratori neoassunti in estate, i lavoratori stagionali e quelli che cambiano mansione portandoli in esposizione a temperature più elevate: queste categorie sono a maggiore rischio per mancanza di acclimatazione e minore esperienza del contesto. I preposti hanno un ruolo cruciale nel sorvegliare le condizioni del personale durante le giornate calde e nel fare rispettare le procedure: la loro formazione specifica deve quindi includere anche la gestione del rischio caldo in esercizio.

Una formazione efficace non si limita alla distribuzione di un depliant informativo: deve prevedere momenti di interazione, simulazione delle procedure di emergenza e verifica della comprensione. Documentare la partecipazione alla formazione con firma del lavoratore è un requisito di legge e una tutela per l'azienda.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

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Fonti

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