Salta al contenuto
Vuoi diventare Ambassador?CLICCA QUI
123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Sicurezza per professione

Sicurezza per antennisti: corsi e rischi della mansione

Salire su tetti spioventi, terrazzi e tralicci per installare e riparare antenne è una mansione dominata dalla caduta dall’alto, a cui si aggiungono elettricità, condizioni meteo e lavoro spesso in solitaria.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 19 giugno 2026 · Tempo di lettura 4 min

Categoria
Sicurezza per professione
Pubblicato
19 giugno 2026
Ultimo aggiornamento
19 giugno 2026
Tempo di lettura
4 min (868 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2026

La mansione dell’antennista: il rischio nasce in quota

L’antennista installa, orienta e ripara antenne televisive, satellitari e impianti di telecomunicazione su coperture, terrazzi, camini e tralicci. Il rischio dominante della mansione è uno solo e decisivo: la caduta dall’alto. Tetti spioventi e scivolosi, lucernari fragili, bordi non protetti, scale a sfilo, tralicci e pali rendono ogni intervento un lavoro in quota a tutti gli effetti, spesso svolto da soli e in condizioni meteo variabili.

Questa guida è tagliata sulla persona che fa l’antennista, non sull’azienda: gli stessi rischi valgono per l’artigiano che lavora in proprio, per il tecnico di una ditta di impianti o per chi opera in appalto per operatori di rete. Per il D.Lgs. 81/08 l’antennista è un lavoratore da formare, inserire nella valutazione dei rischi e dotare di DPI in funzione delle lavorazioni realmente svolte, con il lavoro in quota al centro di tutto.

Formazione del lavoratore e formazione sul lavoro in quota

L’attività di installazione e manutenzione antenne è classificabile a rischio medio-alto a seconda del contesto. La formazione del lavoratore si compone delle 4 ore di formazione generale più la formazione specifica sui rischi della mansione (8 o 12 ore secondo la classe di rischio attribuita), con aggiornamento di norma ogni cinque anni e completamento prima dell’adibizione al lavoro.

Il cuore della formazione dell’antennista, però, è il lavoro in quota. La normativa considera lavoro in quota qualsiasi attività che esponga a una caduta da oltre due metri: significa che praticamente ogni intervento dell’antennista vi rientra. La formazione e l’addestramento specifici insegnano come valutare la copertura, scegliere il sistema di accesso, montare le protezioni e operare riducendo al minimo il tempo di esposizione al rischio.

DPI anticaduta di terza categoria: scelta e uso corretto

Quando non è possibile proteggere il bordo con parapetti o altre protezioni collettive, l’antennista deve usare sistemi di protezione individuale dalle cadute: imbracatura, cordini con assorbitore di energia, dispositivi anticaduta retrattili e punti di ancoraggio idonei. Sono DPI di terza categoria, quelli destinati a proteggere da rischi di morte o lesioni gravi: il loro uso impone addestramento specifico, non basta consegnarli al lavoratore.

L’addestramento riguarda la corretta indossatura dell’imbracatura, la scelta e la verifica del punto di ancoraggio (capace di reggere la sollecitazione in caso di caduta), il calcolo del tirante d’aria per evitare l’urto contro il suolo, l’ispezione dei DPI prima di ogni uso e le procedure di salvataggio in quota. Vanno gestiti anche i rischi correlati: vento, ghiaccio, superfici fragili e la vicinanza di linee elettriche.

Rischio elettrico e fulminazione

L’antennista lavora frequentemente in prossimità di linee elettriche aeree, di impianti di terra e di apparati alimentati. Il rischio elettrico assume due forme: il contatto accidentale con conduttori in tensione durante le manovre con pali e antenne, e l’esposizione alle scariche atmosferiche, particolarmente insidiosa per chi opera su strutture metalliche elevate. La regola è non lavorare mai in quota durante i temporali e mantenere le distanze di sicurezza dalle linee elettriche.

Quando l’intervento comporta lavori elettrici sull’impianto, il tecnico deve essere qualificato come persona esperta (PES) o avvertita (PAV) secondo la norma CEI 11-27. La formazione sul rischio elettrico insegna a riconoscere le situazioni pericolose, a sezionare e verificare l’assenza di tensione e a usare i DPI adeguati, integrandosi con le procedure di lavoro in quota.

Movimentazione, scale e lavoro in solitaria

Antenne, pali, staffe e cavi vanno trasportati fin sulla copertura, spesso a mano o lungo scale: la movimentazione manuale dei carichi in quota è un rischio aggiuntivo che si combina con quello di caduta. La formazione deve insegnare tecniche di sollevamento corrette, l’uso di sistemi di issaggio e l’organizzazione del materiale per ridurre i passaggi rischiosi sul tetto.

Un aspetto critico della mansione è il lavoro isolato: l’antennista interviene spesso da solo su edifici privati. Il datore di lavoro deve prevedere procedure per il lavoratore isolato — modalità di comunicazione, controllo periodico, allarme in caso di mancata risposta — perché in caso di infortunio in quota la rapidità del soccorso è decisiva. Dove l’accesso richiede l’uso di piattaforme di lavoro elevabili (PLE), serve la specifica abilitazione.

Organizzare la formazione con 123Formazione

Per chi fa l’antennista il piano formativo ruota attorno alla quota: formazione lavoratori, lavoro in quota con addestramento all’uso dei DPI anticaduta di terza categoria, abilitazione al rischio elettrico (PES, PAV) e, dove si usano piattaforme aeree, l’abilitazione PLE. A questi si aggiungono spesso i ruoli di addetto antincendio e primo soccorso.

Con 123Formazione puoi attivare i corsi per antennisti in aula, in videoconferenza o in e-learning per le parti teoriche, con la parte pratica e di addestramento erogata come previsto dalla norma e attestati validi in tutta Italia. Possiamo aiutarti a costruire il percorso sulle lavorazioni realmente svolte, dando priorità alle abilitazioni che proteggono dal rischio più grave della mansione.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

Corsi correlati

Hai bisogno di assistenza sulla formazione della tua azienda?

Il nostro team verifica gratuitamente il piano formativo e ti propone le soluzioni più adatte al tuo settore.

Contattaci

Guide correlate