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123FormazioneSicurezza · Ambiente · Compliance
Sicurezza per professione

Sicurezza per addetti depuratori e fognature: corsi, rischi e DPI

I rischi reali di chi lavora in depuratori e fognature: spazi confinati, idrogeno solforato, agenti biologici e carenza di ossigeno, con corsi e DPI indispensabili.

A cura della Redazione 123Formazione · Aggiornato il 23 maggio 2026 · Tempo di lettura 4 min

Categoria
Sicurezza per professione
Pubblicato
23 maggio 2026
Ultimo aggiornamento
23 maggio 2026
Tempo di lettura
4 min (742 parole)
Autore
A cura della Redazione 123Formazione

A cura della Redazione 123Formazione

Revisione: team tecnico sicurezza

Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2026

La mansione dell’addetto a depuratori e fognature

L’addetto agli impianti di depurazione e alle reti fognarie gestisce e manutiene il ciclo delle acque reflue: pulisce vasche e canali, interviene su pompe e griglie, accede a pozzetti e collettori, campiona e controlla i processi. È un lavoro essenziale per la salute pubblica, ma fortemente esposto perché si svolge proprio dove si concentrano sostanze pericolose, gas e agenti biologici.

I due grandi pericoli che dominano questo mestiere sono gli spazi confinati e l’atmosfera potenzialmente tossica e povera di ossigeno. Vasche, pozzetti, collettori e digestori sono ambienti chiusi dove i gas si accumulano e dove l’accesso e il soccorso sono difficili. Non a caso, gli incidenti più gravi e ricorrenti del settore avvengono proprio all’interno di questi spazi.

A questi si aggiunge il rischio biologico, perché i reflui contengono microrganismi patogeni che possono infettare per contatto, ingestione accidentale o inalazione di aerosol. Completano il quadro il rischio chimico dei reattivi usati nel trattamento, lo scivolamento su superfici bagnate e il rischio di annegamento in vasche profonde.

Spazi confinati e DPR 177/2011

Pozzetti, collettori, vasche e digestori sono spazi confinati a tutti gli effetti, e l’accesso è regolato dal DPR 177/2011: l’impresa deve essere qualificata, il personale formato e addestrato in modo specifico, deve esistere una procedura scritta e va garantita la sorveglianza dall’esterno per tutta la durata dell’intervento.

Prima di entrare occorre sempre misurare l’atmosfera con un rilevatore multigas, perché in questi ambienti l’ossigeno può essere insufficiente e i gas tossici o esplosivi presenti in concentrazioni letali. La ventilazione forzata, il rispetto delle procedure di ingresso e la disponibilità immediata di un sistema di recupero del lavoratore sono condizioni irrinunciabili.

Un errore frequente e mortale è il tentativo di soccorso improvvisato: il collega che si cala per aiutare chi è svenuto viene a sua volta sopraffatto dall’atmosfera. Per questo la sorveglianza esterna e le procedure di emergenza sono parte integrante della formazione. Approfondiamo gli obblighi nella guida dedicata agli spazi confinati e al DPR 177.

Idrogeno solforato (H2S) e rischio biologico

L’idrogeno solforato (H2S) è il pericolo più insidioso delle fognature e dei depuratori. A basse concentrazioni si riconosce dall’odore di uova marce, ma proprio questa sua caratteristica lo rende ingannevole: ad alte concentrazioni paralizza l’olfatto, così la vittima smette di percepirlo poco prima che diventi letale. È più pesante dell’aria e ristagna nei punti bassi, dove si accumula.

L’H2S è tossico, irritante per occhi e vie respiratorie e, in concentrazioni elevate, provoca perdita di coscienza e morte in pochi respiri. La protezione passa dalla rilevazione continua con strumenti dotati di allarme, dalla ventilazione e, quando necessario, dall’uso di protezioni respiratorie isolanti, mai filtranti, perché in carenza di ossigeno una semplice maschera filtrante non protegge.

Il rischio biologico va valutato nel DVR come esposizione ad agenti biologici: vaccinazioni (ad esempio antitetanica ed epatite), igiene rigorosa, divieto di mangiare e fumare nelle aree contaminate, gestione corretta degli indumenti da lavoro. Per la parte normativa rimandiamo alla guida sul rischio biologico e la formazione.

Corsi obbligatori e DPI per l’addetto agli impianti idrici

La base è la formazione generale e specifica dell’Accordo Stato-Regioni di livello alto. Il corso che caratterizza questo mestiere è il corso spazi confinati con i requisiti del DPR 177/2011, irrinunciabile per chiunque acceda a pozzetti, vasche e collettori, con la parte di addestramento pratico e di gestione delle emergenze.

A seconda delle mansioni si aggiungono la formazione su rischio biologico, gli aggiornamenti su rischio chimico per i reattivi, il corso lavori in quota dove si interviene su strutture e passerelle sopraelevate e il corso primo soccorso per gli addetti designati, fondamentale dato il tipo di emergenze possibili. Chi coordina le squadre segue il corso preposti.

I DPI specifici comprendono il rilevatore multigas personale con allarme, l’autorespiratore o le protezioni respiratorie isolanti per gli ingressi critici, l’imbracatura con sistema di recupero, tute e guanti impermeabili contro il contatto biologico, stivali antiscivolo e protezioni per occhi e viso. Con 123Formazione metti in regola gli addetti ai tuoi impianti con un piano che integra spazi confinati, rischio biologico e primo soccorso: contattaci per il preventivo.

Domande frequenti

Chi è obbligato a fare la formazione sulla sicurezza sul lavoro?

Tutti i lavoratori dipendenti, indipendentemente dal settore e dalla dimensione aziendale, sono obbligati a seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs 81/08 art. 37. L’obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi, i soci lavoratori e i collaboratori.

Quanto dura il corso di sicurezza per lavoratori?

La durata varia in base al livello di rischio dell’azienda: 8 ore per rischio basso, 12 ore per rischio medio, 16 ore per rischio alto. È previsto un aggiornamento di 6 ore ogni 5 anni per tutti i livelli.

Cosa succede se non si fa la formazione sulla sicurezza?

Il datore di lavoro che non provvede alla formazione dei lavoratori rischia sanzioni penali e amministrative: arresto fino a 2 mesi o ammenda da 1.315 a 5.699 euro per ogni lavoratore non formato. In caso di infortunio, la mancata formazione aggrava la responsabilità penale.

La formazione sulla sicurezza può essere fatta online?

Sì, la parte teorica della formazione può essere erogata in modalità e-learning (FAD) secondo l’Accordo Stato-Regioni del 07/07/2016. La parte pratica deve essere svolta in presenza. I corsi online devono rispettare specifici requisiti tecnici e didattici.

Ogni quanto si rinnova la formazione sulla sicurezza?

L’aggiornamento è obbligatorio ogni 5 anni per lavoratori, preposti e dirigenti (6 ore). Per RLS l’aggiornamento è annuale (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti, 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti). Per addetti antincendio e primo soccorso i tempi variano.

Vedi tutte le FAQ: FAQ Sicurezza sul Lavoro — Domande Frequenti

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