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titolo: "Lavoro notturno e lavoro a turni: obblighi, rischi e formazione obbligatoria"
slug: "lavoro-notturno-turnisti-sicurezza"
categoria: "Rischi specifici"
dataPubblicazione: "2026-06-28"
dataAggiornamento: "2026-06-28"
autore: "A cura della Redazione 123Formazione"
revisionatoDa: "Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione"
descrizione: "Disciplina del lavoro notturno ex D.Lgs 66/2003 e D.Lgs 81/08: definizione, rischi, sorveglianza sanitaria, formazione obbligatoria, tutele e sanzioni."
sommario: "Una guida completa per datori di lavoro e RSPP sul lavoro notturno e a turni: dalla definizione legale di lavoratore notturno agli obblighi di sorveglianza sanitaria, dalla valutazione dei rischi (DVR) alla formazione prevista dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, fino alle tutele particolari per categorie protette e alle sanzioni applicabili."
keywords:
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  - "IARC lavoro notturno cancerogeno"
fonti:
  - "https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2003-04-08;66"
  - "https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2008-04-09;81"
  - "https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2001-03-26;151"
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canonical: "https://123formazione.com/guide/lavoro-notturno-turnisti-sicurezza"
licenza: "CC-BY-4.0"
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# Lavoro notturno e lavoro a turni: obblighi, rischi e formazione obbligatoria

> Una guida completa per datori di lavoro e RSPP sul lavoro notturno e a turni: dalla definizione legale di lavoratore notturno agli obblighi di sorveglianza sanitaria, dalla valutazione dei rischi (DVR) alla formazione prevista dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, fino alle tutele particolari per categorie protette e alle sanzioni applicabili.

*A cura della Redazione 123Formazione*

*Revisione: team tecnico sicurezza 123Formazione*

*Pubblicato: 2026-06-28 · Aggiornato: 2026-06-28*

## Definizione di lavoro notturno: cosa dice il D.Lgs 66/2003

Il lavoro notturno in Italia è disciplinato dal D.Lgs 8 aprile 2003 n. 66, attuativo delle direttive europee sull'orario di lavoro. L'art. 1, comma 2, lett. d) definisce «periodo notturno» un arco temporale di almeno sette ore consecutive che comprende obbligatoriamente la fascia tra la mezzanotte e le cinque del mattino. La collocazione precisa di queste sette ore — ad esempio 22:00–05:00 o 23:00–06:00 — può essere stabilita dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, dallo stesso datore di lavoro, purché la finestra 00:00–05:00 sia sempre inclusa.

Il «lavoratore notturno», secondo l'art. 1, comma 2, lett. e), è colui che svolge almeno tre ore del proprio orario di lavoro giornaliero normale durante il periodo notturno, per un numero minimo di giorni all'anno fissato dalla contrattazione collettiva o, in assenza di disciplina collettiva, per almeno ottanta giorni lavorativi l'anno. Chi supera questa soglia acquisisce la qualifica con tutte le tutele connesse; chi lavora di notte solo occasionalmente non è «lavoratore notturno» in senso tecnico.

La distinzione è fondamentale perché la qualifica di lavoratore notturno attiva una serie di obblighi aggiuntivi per il datore di lavoro: sorveglianza sanitaria preventiva e periodica, rispetto dei limiti orari specifici, obbligo di comunicazione all'Ispettorato Territoriale del Lavoro e, in presenza di inidoneità accertata, diritto del lavoratore al trasferimento al turno diurno. Comprendere con precisione chi rientra nella definizione è il primo passo per la corretta applicazione della normativa.

## Limiti orari, riposi e deroghe: il quadro del D.Lgs 66/2003

L'art. 13 del D.Lgs 66/2003 fissa a otto ore il limite massimo di lavoro notturno nell'arco delle ventiquattro ore, calcolato come media su un periodo di riferimento non superiore a quattro mesi. I contratti collettivi possono estendere il periodo di riferimento fino a sei o dodici mesi in presenza di ragioni obiettive, tecniche o organizzative. Il limite di otto ore si affianca — e non sostituisce — i limiti sull'orario settimanale: il D.Lgs 66/2003 fissa a quarantotto ore la durata massima settimanale media, comprensiva degli straordinari, calcolata su un riferimento di quattro mesi (art. 4).

Per i lavoratori adibiti a lavorazioni particolarmente gravose o rischiose il limite notturno di otto ore non è una media ma un tetto assoluto per ogni singolo periodo di ventiquattro ore, senza possibilità di compensazione. La contrattazione collettiva identifica le mansioni gravose specifiche del settore. Il datore di lavoro è tenuto a conservare la documentazione degli orari effettivi per rendere possibili i controlli ispettivi.

Il riposo giornaliero di almeno undici ore consecutive ogni ventiquattro ore (art. 7 D.Lgs 66/2003) è inderogabile e si applica integralmente ai lavoratori a turni. Il riposo settimanale di almeno ventiquattro ore consecutive ogni sette giorni, da sommàre alle undici ore giornaliere per un totale di trentacinque ore, è altrettanto vincolante. Le categorie escluse dall'applicazione delle norme sull'orario di lavoro — dirigenti, lavoratori familiari, alcune prestazioni occasionali — sono tassativamente elencate all'art. 2 del D.Lgs 66/2003 e non estensibili per analogia.

## Valutazione dei rischi specifici nel DVR: dall'affaticamento al rischio oncologico

Il D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro di inserire nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) la valutazione specifica dei rischi connessi al lavoro notturno e ai turni. I principali rischi da considerare sono: alterazione del ritmo circadiano con conseguente riduzione della vigilanza e aumento del rischio infortunistico (specialmente nelle ore 02:00–06:00); disturbi del sonno cronici (insonnia, ipersonnia diurna, riduzione della qualità del sonno); rischio cardiovascolare aumentato — una meta-analisi pubblicata sull'European Heart Journal ha quantificato un incremento di circa il 23% del rischio coronarico nei lavoratori notturni rispetto ai diurni; rischi metabolici (sindrome metabolica, diabete di tipo 2); rischi psicosociali e di burnout legati al disallineamento tra orari di lavoro e vita sociale.

Sotto il profilo oncologico, nel 2007 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il lavoro a turni che comporta un'alterazione del ritmo circadiano nel Gruppo 2A («probabilmente cancerogeno per l'uomo»). Sebbene nel 2019 una rivalutazione IARC abbia ridotto la classificazione a Gruppo 2B per la maggior parte delle coorti studiate, il principio di precauzione impone al medico competente e al RSPP di includere questo aspetto nella valutazione del rischio e nel protocollo sanitario per i lavoratori notturni a lungo termine.

Il DVR deve identificare nominalmente i lavoratori notturni, descrivere i rischi e le relative misure di prevenzione e protezione adottate (organizzazione dei turni, illuminazione adeguata ai sensi del DM 10 aprile 1998, disponibilità di pasti, pause obbligatorie). Il coinvolgimento del medico competente e dell'RLS nella valutazione è obbligatorio ai sensi dell'art. 29 del D.Lgs 81/08. Il DVR va aggiornato ogni volta che si introduce o si modifica significativamente il lavoro notturno in azienda.

## Sorveglianza sanitaria obbligatoria: art. 14 D.Lgs 66/2003 e art. 41 D.Lgs 81/08

La sorveglianza sanitaria per i lavoratori notturni è obbligatoria per effetto del combinato disposto dell'art. 14 del D.Lgs 66/2003 — che sancisce il diritto dei lavoratori notturni a una protezione sanitaria adeguata — e dell'art. 41 del D.Lgs 81/08, che disciplina le modalità operative. L'obbligo scatta indipendentemente dalla valutazione soggettiva del datore di lavoro sull'entità del rischio: la qualifica di lavoratore notturno è di per sé sufficiente ad attivarlo.

La visita pre-assuntiva deve precedere la prima adibizione al lavoro notturno: serve ad accertare l'assenza di controindicazioni (disturbi del ritmo sonno-veglia, alcune patologie cardiovascolari, epilessia non controllata, determinate condizioni psichiatriche) e a esprimere il giudizio di idoneità iniziale. Non è ammessa l'adibizione al turno notturno prima che il medico competente abbia rilasciato il giudizio in forma scritta. La visita periodica ha cadenza ordinaria annuale; il medico competente può stabilire una periodicità diversa nel protocollo sanitario, con motivazione scritta.

In caso di giudizio di inidoneità — temporanea o permanente — al lavoro notturno, l'art. 15 del D.Lgs 66/2003 obbliga il datore di lavoro a trasferire il lavoratore al turno diurno, nella stessa mansione o in mansione equivalente. Il trasferimento è un obbligo di risultato: l'azienda deve cercare attivamente una posizione compatibile. Trascurare questo adempimento espone il datore di lavoro a sanzioni, responsabilità contrattuale e, in caso di aggravamento della salute del lavoratore, a responsabilità civile e penale.

## Formazione obbligatoria per lavoratori notturni: art. 37 D.Lgs 81/08 e Accordo SR 2025

L'art. 37 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro di formare ogni lavoratore sui rischi specifici della propria mansione. Per i lavoratori notturni e a turni i rischi specifici — alterazione circadiana, stanchezza, aumento del rischio infortunistico, rischi cardiovascolari e psicosociali — devono essere trattati nella parte specifica del percorso formativo, che si aggiunge ai 4 ore di formazione generale comune a tutti i lavoratori. La durata della parte specifica varia in funzione del livello di rischio ATECO: 4 ore per il rischio basso, 8 ore per il rischio medio, 12 ore per il rischio alto.

L'Accordo Stato-Regioni Rep. 78/CSR del 17 aprile 2025 — che ha sostituito gli accordi del 2011 e del 2016 — ha riconfermato e aggiornato questa struttura, precisando i contenuti minimi della parte specifica e le modalità di erogazione ammesse (aula, FAD sincrona, FAD asincrona con requisiti tecnici certificati). I contenuti minimi per i lavoratori notturni comprendono: diritti e doveri del lavoratore notturno, effetti del lavoro notturno sul ritmo circadiano e sulla salute, misure preventive adottate in azienda, procedure di emergenza nelle ore notturne e modalità di accesso alla sorveglianza sanitaria.

L'aggiornamento della formazione va effettuato entro cinque anni dalla formazione iniziale o dall'ultimo aggiornamento, con un corso di almeno sei ore che include i contenuti aggiornati in base alle novità normative e tecnico-scientifiche. La mancata formazione o l'omesso aggiornamento espongono il datore di lavoro alle sanzioni dell'art. 55, comma 5, lett. c), del D.Lgs 81/08: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro per ogni lavoratore non formato.

## Divieti e tutele particolari: gravidanza, allattamento, figli under 3 e disabilità

Il D.Lgs 66/2003 all'art. 11 vieta in modo assoluto il lavoro notturno alle lavoratrici in stato di gravidanza, dall'accertamento della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Il divieto si estende al periodo di allattamento. La norma si coordina con l'art. 53 del D.Lgs 26 marzo 2001 n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità), che ribadisce l'esonero dal lavoro notturno durante la gestazione e i dodici mesi successivi al parto. La violazione di questo divieto costituisce condotta illecita indipendentemente dal consenso della lavoratrice.

Il lavoratore o la lavoratrice che sia l'unico genitore affidatario di un figlio di età inferiore a tre anni ha diritto di essere esonerato dal lavoro notturno su richiesta. Il medesimo diritto spetta al lavoratore che assista un familiare con disabilità grave certificata ai sensi della L. 5 febbraio 1992 n. 104, purché la convivenza sia documentata. In entrambe le ipotesi il diritto all'esonero è soggettivo e non può essere subordinato a esigenze organizzative dell'impresa: il rifiuto del datore di lavoro di accogliere la richiesta è illegittimo.

I lavoratori minori sono esclusi dal lavoro notturno dalla normativa speciale (L. 17 ottobre 1967 n. 977 e successive modifiche): il divieto assoluto copre i minori di sedici anni, mentre per i giovani tra sedici e diciotto anni il lavoro notturno è ammesso solo in casi eccezionali e con precauzioni specifiche. Per i lavoratori con patologie croniche accertate che rendono il lavoro notturno particolarmente gravoso, la sorveglianza sanitaria deve tener conto della condizione individuale e il medico competente può esprimere un giudizio di idoneità con limitazioni o di inidoneità specifica.

## Indennità di turno notturno e contrattazione collettiva

Il D.Lgs 66/2003 non prevede una specifica indennità di legge per il lavoro notturno: la materia è interamente rimessa ai contratti collettivi nazionali e aziendali. La quasi totalità dei CCNL disciplina le maggiorazioni retributive per il lavoro notturno, che possono essere espresse in percentuale sulla retribuzione base (ad esempio il 15–30% dell'ora lavorata di notte, secondo il settore) o come indennità fissa mensile per i lavoratori stabilmente assegnati al turno notturno.

Tra i contratti collettivi che riconoscono le maggiorazioni più significative figurano quelli del settore metalmeccanico (CCNL Federmeccanica-Assistal), della grande distribuzione organizzata, della sanità privata, dell'industria chimica-farmaceutica e dei trasporti. I CCNL stabiliscono anche le regole per i turni a rotazione, i cicli settimanali e i riposi compensativi aggiuntivi rispetto ai minimi di legge. Il datore di lavoro deve sempre verificare il CCNL applicabile e rispettarne le disposizioni, che possono essere più favorevoli — ma mai peggiori — rispetto alla legge.

Alcune contrattazioni aziendali o accordi integrativi prevedono, oltre alla maggiorazione retributiva, ulteriori benefit per i lavoratori notturni: buoni pasto aggiuntivi, riduzione dell'orario con parità di retribuzione, periodi di ferie aggiuntivi o meccanismi di uscita anticipata dal turno notturno dopo un determinato numero di anni di servizio. Il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nella definizione dell'organizzazione dei turni notturni è prassi corretta e in molti casi obbligatorio ai sensi del CCNL di riferimento.

## Turni e sicurezza: best practice per la redazione del DVR

La progettazione ergonomica dei turni è la misura organizzativa più efficace per ridurre i rischi del lavoro notturno. Le evidenze scientifiche indicano che la rotazione in senso orario (da mattino a pomeriggio a notte) è meglio tollerata dall'organismo rispetto alla rotazione antioraria, perché asseconda il fisiologico allungamento del ciclo circadiano. È preferibile limitare il numero di notti consecutive — idealmente non più di tre o quattro — e garantire adeguati periodi di recupero tra i cicli.

L'illuminazione degli ambienti di lavoro notturni deve rispettare i requisiti del DM 10 aprile 1998 e le norme tecniche UNI EN 12464-1: livelli di illuminamento adeguati alla mansione, assenza di abbagliamento e buona resa cromatica riducono la stanchezza visiva e mantengono la vigilanza. La temperatura degli ambienti di lavoro notturni deve essere mantenuta entro i limiti del DM 10 aprile 1998 (di norma 18–22 °C per lavoro sedentario, con valori differenti per attività fisicamente impegnative). Negli stabilimenti con ciclo continuo è importante garantire la disponibilità di pasti caldi e di spazi di ristoro adeguati.

Le pause obbligatorie — almeno una pausa di quindici minuti ogni sei ore di lavoro effettivo, ai sensi dell'art. 8 del D.Lgs 66/2003 — hanno nelle ore notturne un ruolo preventivo particolarmente rilevante per contrastare il calo della vigilanza. Il DVR deve documentare la scelta dell'organizzazione dei turni, le motivazioni ergonomiche e le misure adottate, nonché prevedere meccanismi di monitoraggio e revisione periodica. Il coinvolgimento dei lavoratori nella pianificazione dei turni — attraverso l'RLS o direttamente — migliora l'accettazione e riduce il rischio psicosociale.

## Sanzioni per il datore di lavoro: D.Lgs 81/08 e D.Lgs 66/2003

Il sistema sanzionatorio per le violazioni in materia di lavoro notturno è duplice. Sul versante della sicurezza sul lavoro, le principali sanzioni derivano dal D.Lgs 81/08: la mancata sorveglianza sanitaria obbligatoria è punita con l'arresto da due a quattro mesi o l'ammenda da 1.097,60 a 4.937,60 euro (art. 55, comma 5, lett. b)); la mancata formazione obbligatoria è punita con l'arresto da due a quattro mesi o l'ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro per ogni lavoratore non formato (art. 55, comma 5, lett. c)); la mancata o inadeguata valutazione dei rischi nel DVR è punita con l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda da 2.742,67 a 7.014,40 euro (art. 55, comma 1).

Sul versante dell'orario di lavoro, l'art. 18-bis del D.Lgs 66/2003 prevede le seguenti sanzioni: superamento del limite di otto ore notturne — ammenda da 130 a 780 euro per ogni lavoratore e per ogni periodo di ventiquattro ore interessato, con arresto da due a quattro mesi in caso di recidiva; mancato rispetto del riposo giornaliero di undici ore consecutive — stessa sanzione; omessa comunicazione all'Ispettorato Territoriale del Lavoro — ammenda da 103 a 620 euro; mancato trasferimento al turno diurno del lavoratore inidoneo — sanzione amministrativa da 516 a 2.582 euro.

In caso di infortunio sul lavoro o di malattia professionale riconducibile alla mancata adozione delle misure previste, le sanzioni possono cumularsi con le responsabilità penali (art. 590 e 589 c.p. per lesioni colpose e omicidio colposo) e con le sanzioni amministrative del D.Lgs 8 giugno 2001 n. 231 sulla responsabilità degli enti. La presenza di un DVR aggiornato, di attestati di formazione validi e di una sorveglianza sanitaria regolare costituisce la principale difesa documentale del datore di lavoro in caso di contestazione.

## Domande frequenti sul lavoro notturno e a turni

Quante notti all'anno occorre lavorare per essere considerati «lavoratori notturni»? In assenza di disciplina collettiva più favorevole, la soglia legale è di ottanta giorni lavorativi l'anno in cui si svolgono almeno tre ore durante il periodo notturno (00:00–05:00). Superata questa soglia il lavoratore acquisisce la qualifica e tutte le tutele connesse: sorveglianza sanitaria, limiti orari specifici e diritto al trasferimento in caso di inidoneità.

Un lavoratore in gravidanza può essere assegnata al turno di notte anche con il suo consenso? No. Il divieto di lavoro notturno per le lavoratrici in stato di gravidanza è assoluto ai sensi dell'art. 11 del D.Lgs 66/2003 e dell'art. 53 del D.Lgs 151/2001. Il consenso della lavoratrice non rimuove l'illecito: il datore di lavoro è comunque obbligato a spostare la lavoratrice al turno diurno o a sospenderla con trattamento economico sostitutivo.

Il medico di base può certificare l'inidoneità al lavoro notturno? No. La valutazione dell'idoneità al lavoro notturno è di competenza esclusiva del medico competente nominato ai sensi del D.Lgs 81/08. Il certificato del medico di base può costituire un elemento informativo, ma non ha valore ai fini del giudizio di idoneità alla mansione, che deve essere espresso in forma scritta dal medico competente.

La formazione sul lavoro notturno può essere svolta interamente in e-learning? Sì, a condizione che la piattaforma e-learning rispetti i requisiti tecnici previsti dall'Accordo SR Rep. 78/CSR del 17 aprile 2025: autenticazione dell'utente, registro degli accessi e delle disconnessioni, verifica dell'apprendimento con test finale, impossibilità di avanzare senza aver completato ogni modulo. L'attestato rilasciato in conformità a questi requisiti ha piena validità su tutto il territorio nazionale.

Cosa succede se il datore di lavoro non riesce a trovare un turno diurno equivalente per il lavoratore dichiarato inidoneo al lavoro notturno? Il datore di lavoro è tenuto a un obbligo di risultato: deve cercare attivamente tutte le posizioni compatibili. Se l'impossibilità è assoluta e documentata, va consultato il medico competente e l'organo di vigilanza (ASL/ITL) per individuare la soluzione più adeguata. Il mancato trasferimento non documentato espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative e a responsabilità contrattuale verso il lavoratore.

Il lavoratore notturno matura ferie o riposi aggiuntivi rispetto ai colleghi diurni? La legge non prevede ferie aggiuntive per il solo fatto di lavorare di notte. Tuttavia molti contratti collettivi riconoscono giorni di riposo aggiuntivi, riduzioni dell'orario o altri benefit specifici per i lavoratori stabilmente assegnati al turno notturno. È necessario verificare il CCNL e l'eventuale contrattazione integrativa applicabile all'azienda.

## Guide correlate

- [Lavoro notturno in Italia: definizione e limiti orari secondo il D.Lgs 66/2003 e D.Lgs 81/08](https://123formazione.com/guide/lavoro-notturno-definizione-limiti-orari)
- [Sorveglianza sanitaria obbligatoria per lavoratori notturni: art. 41 D.Lgs 81/08](https://123formazione.com/guide/sorveglianza-sanitaria-obbligatoria-lavoro-notturno)
- [Rischi per la salute nel lavoro a turni: circadiano, psicosociale, cardiovascolare](https://123formazione.com/guide/rischi-lavoro-turni-circadiano)
- [Formazione obbligatoria per addetti al lavoro notturno e a turni](https://123formazione.com/guide/formazione-obbligatoria-lavoro-notturno-turni)
- [Stress lavoro-correlato: obbligo di valutazione e metodo INAIL](https://123formazione.com/guide/stress-lavoro-correlato-valutazione)

## Corsi correlati

- [Formazione Sicurezza Lavoratori — Rischio Basso](https://123formazione.com/corsi-sicurezza-lavoro/sicurezza-lavoratori-base)
- [Formazione Sicurezza Lavoratori — Rischio Medio](https://123formazione.com/corsi-sicurezza-lavoro/sicurezza-lavoratori-medio)
- [RSPP/ASPP — Modulo A (Base)](https://123formazione.com/corsi-sicurezza-lavoro/rspp-modulo-a)
- [RSPP — Modulo B (Specifico per Macrosettore)](https://123formazione.com/corsi-sicurezza-lavoro/rspp-modulo-b)
- [Formazione Preposti](https://123formazione.com/corsi-sicurezza-lavoro/preposti)

## Fonti

- [D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 – Orario di lavoro](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2003-04-08;66)
- [D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico Sicurezza sul lavoro](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2008-04-09;81)
- [D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 – Tutela maternità e paternità](https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2001-03-26;151)
- [IARC – Monografia sul lavoro a turni (Gruppo 2A/2B)](https://www.iarc.who.int/)
- [INAIL – Lavoro notturno e a turni: rischi per la salute](https://www.inail.it/)
- [Accordo Stato-Regioni Rep. 78/CSR del 17 aprile 2025](https://www.statoregioni.it/)

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